Via Crucis: meditazioni su migranti, famiglie e cristiani perseguitati

2016-03-21 Radio Vaticana

“Dio è misericordia”: ha voluto dare questo titolo il cardinale Gualtiero Bassetti alle meditazioni scritte per la Via Crucis che sarà presieduta da Papa Francesco questo Venerdì Santo al Colosseo alle 21.15. Nei testi, che saranno pubblicati domani dalla Libreria Editrice Vaticana, l’arcivescovo di Perugia evidenzia che di fronte alle paure dell’uomo, al dolore, alle persecuzioni e alla violenza, la misericordia è il canale della grazia che da Dio giunge a tutti. Nelle 14 stazioni anche parole di don Mazzolari, padre Turoldo e San Giovanni Paolo II e riflessioni sui cristiani perseguitati, gli ebrei uccisi nei campi di sterminio, le famiglie lacerate e le ostentazioni dei potenti di oggi. Il servizio di Tiziana Campisi:

Nei migranti il volto di Cristo
Il percorso di Cristo verso il Golgota è l’estremo dono misericordioso di Dio per gli uomini. Nel cammino giubilare che la Chiesa sta compiendo quest’anno, la Via Crucis meditata dal cardinale Gualtiero Bassetti vuole mostrare questo amore immenso che giunge allo “scandalo della croce” contrapponendosi alle meschinità umane e partecipando agli strazi del mondo. Il corpo flagellato e umiliato di Gesù “indica la strada della giustizia”, “la giustizia di Dio che trasforma la sofferenza più atroce nella luce della risurrezione”. Ma, come Pilato, c’è chi ha paura di perdere le proprie sicurezze e non sceglie la Verità di Dio o chi teme il diverso, lo straniero, il migrante e non vi scorge il volto Cristo.

Ebrei uccisi nei lager e cristiani perseguitati
Lungo le stazioni c’è spazio per riflessioni profonde, come quelle sulla prima caduta di Gesù sotto il peso della croce: se “la sofferenza per l’uomo è a volte un assurdo”, lo sforzo è quello di comprendere “quanta libertà e forza interiore” ci sia stata in quell’umano inciampo che è un’inedita rivelazione divina di Cristo. E le domande a Dio sui perché diventano allora preghiera: “per gli ebrei morti nei campi di sterminio, per i cristiani uccisi in odio alla fede, per le vittime di ogni persecuzione”.

Il dolore delle famiglie spezzate
In Gesù che incontra la madre si può scorgere poi l’immagine della famiglia, “cellula inalienabile della vita comune” e “architrave insostituibile delle relazioni umane”, mentre nel tenero gesto della Veronica si può riconoscere l’amore forte che sfida ogni cosa pur di donarsi. Il secondo inciampo di Cristo insegna che il peccato fa cadere più volte e che non ci si salva da soli; la terza caduta ricorda la sofferenza delle famiglie spezzate, di chi non ha un lavoro, di tanti giovani precari. E così la supplica a Dio si leva per quanti “sono a terra” a causa di matrimoni falliti, di drammi o per l’angoscia del futuro.

Bambini abusati
Gesù privato delle vesti ricorda invece i “bambini profanati nella loro intimità”, chi ha subito abusi o non è rispettato nella propria dignità. Ma è dalla sua croce che risplende l’“onnipotenza che si spoglia”, la “sapienza che si abbassa fino alla follia”, l’amore “che si offre in sacrificio”. Accanto due malfattori: uno propone di “scappare dalla croce ed eliminare la sofferenza” – è la “logica della cultura dello scarto” –, l’altro accetta la volontà di Dio e volge lo sguardo verso l’alto aprendosi alla “cultura dell’amore e del perdono”.

L’ostentazione dei potenti
Gesù muore in croce, ma la sua “è la celebrazione più alta della testimonianza della fede”, come quella di numerosi martiri, anche di questi ultimi secoli, “veri apostoli del mondo contemporaneo”, tra cui Massimiliano Kolbe ed Edith Stein. E al termine del percorso terreno di Cristo proprio nei testimoni emerge “la forza della fede”. Come quella di Giuseppe d’Arimatea, che si fa “accoglienza, gratuità e amore” nel chiedere il corpo di Cristo e nel seppellirlo con “semplicità” e “sobrietà”; in netto contrasto, sottolinea il cardinale Bassetti “con l’ostentazione, la banalizzazione e la fastosità dei funerali dei potenti di questo mondo”. Si chiude il sepolcro di Gesù, ma non è la morte ad aver posto fine a tutto, perché nelle tenebre di quella tomba di Gerusalemme, silenziosamente, Dio è “all’opera … per generare nuova grazia nell’uomo” che ama.

(Da Radio Vaticana)