Vescovi del Burundi: appello a dialogo inclusivo

2017-09-14 Radio Vaticana

La situazione di stallo politico in Burundi preoccupa l’episcopato del Paese. Dopo due anni e mezzo dalla contestata rielezione del Presidente Pierre Nkurunziza, il Paese attraversa una grave crisi, al quale si aggiungono i crimini denunciati in un rapporto dell’Onu lo scorso 4 settembre. Domenica scorsa i vescovi hanno fatto leggere in tutte le parrocchie del Burundi una dichiarazione comune. In questo messaggio chiamano il governo, l’opposizione e la società civile a un dialogo inclusivo. Un appello per risvegliare le coscienze del popolo e trovare delle soluzioni durature a questo stallo. Blandine Hugonnet ha intervistato mons. Joachim Ntahondereye, presidente della Conferenza episcopale del Burundi chiedendogli quale sia la ragione di questa nuovo appello al dialogo:

R. - La ragione che ci ha spinto è collegata alla nostra missione: come Pastori abbiamo un ministero di unità e quindi abbiamo pensato che in questo momento preciso della storia del nostro Paese convenisse lanciare questo appello. Anche recentemente c’è stato un comunicato di un gruppo sedicente armato, che minaccia di far scoppiare una guerra. Questo si è aggiunto alla preoccupazione che avevamo  anche prima riguardo la pace nel nostro Paese e quindi abbiamo sentito che era il momento di lanciare questo appello. E del resto non è il primo, perché l’abbiamo già fatto in precedenza: richiamare a un dialogo inclusivo ci sembrava la migliore soluzione per arrivare a una pace duratura soprattutto per prevenire un’altra guerra civile nel nostro Paese.

D. – Quali sono le conseguenze di questi anni di crisi sulla popolazione?

R. - Per quello che constatiamo l’economia del nostro Paese è molto regredita. La mancanza di valuta non permette più di importare i prodotti alimentari necessari … Si vede un impoverimento senza precedenti nella popolazione. Sul piano della libertà di espressione, per esempio: lì si vede, si sente che la gente ha la tendenza a dire quello che può piacere a chi è al potere attualmente. Dobbiamo anche complimentarci, secondo me, con il popolo burundese perché ha fatto prova di una grande saggezza, di una grande ritegno. Sentiamo che il Paese è veramente stanco della guerra e quindi speriamo che ritrovi una pace duratura e che possa lavorare per il proprio sviluppo nella pace e la sicurezza.

(Da Radio Vaticana)