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Vescovi Australia: lotta ad abusi, ma non violare segreto Confessione

2017-08-16 Radio Vaticana

I vescovi in Australia ribadiscono la linea della Chiesa sulla pedofilia: ”tolleranza zero”, impegno assoluto nella lotta agli abusi e collaborazione con le autorità civili; ma nello stesso tempo dicono no alla proposta della Commissione Reale australiana, istituita per far luce sulla vicenda, di introdurre una legge che "obbligherebbe" i preti alla violazione del segreto della Confessione (sigillo sacramentale) nel caso avessero notizia di abusi.

L'arcivescovo di Melbourne Denis Hart conferma con decisione l'impegno nel contrasto del fenomeno, ma si dice pronto ad andare in carcere piuttosto che rivelare quanto detto nel confessionale: si tratta di un colloquio sacro con Dio. Gran parte degli abusi - spiega - sono avvenuti nel passato, oggi c’è una maggiore consapevolezza nell’affrontare la questione. Inoltre - osserva - la Confessione è oggi “forse l’unica occasione” che ha una persona per manifestare un abuso perpetrato o subìto e il sacerdote può indirizzarla a rivelare quanto detto.

Per il padre gesuita Frank Brennan, docente di diritto all’Università cattolica australiana, se ci fosse una legge sull'obbligo di violare il segreto confessionale, le possibilità che una persona manifesti al prete casi di abusi si ridurrebbero piuttosto che aumentare.

Anche l’arcivescovo di Brisbane, Mark Coleridge, ribadendo l’impegno assoluto di proteggere i giovani e lottare contro gli abusi, sottolinea che il rapporto tra sacerdote e penitente nella Confessione è diverso da qualsiasi altra relazione, perché il penitente non parla al sacerdote ma a Dio. Il sacerdote è solo un mediatore.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica, là dove si parla di Confessione, si legge: “Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe, a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il «sigillo sacramentale», poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane «sigillato» dal sacramento”.

Nel 2014 si è svolto a Roma un Convegno organizzato dalla Penitenzieria Apostolica e dedicato proprio al tema del sigillo sacramentale. In una intervista ai nostri microfoni, mons. Krzysztof  Nykiel, reggente della Penitenzieria, ribadisce il principio dell’assoluta inviolabilità del segreto della Confessione.

Infine, proprio oggi alcuni media danno notizia delle parole scritte dal Papa nella prefazione del libro di Daniel Pittet “La perdono, padre” , pubblicata oggi sul giornale tedesco Bild, e di cui noi abbiamo già parlato nel febbraio scorso. Francesco, riferendosi agli abusi compiuti da esponenti della Chiesa, li definisce “una mostruosità assoluta” e “un or­rendo peccato, radicalmente contrario a tutto ciò che Cristo ci insegna”. 

 

 

(Da Radio Vaticana)