Veglia pasquale. Papa: amore di Dio, speranza che non delude

2016-03-26 Radio Vaticana

La Pasqua è la “festa della speranza”, perché l’amore di Dio non delude mai. Così, in sintesi, Papa Francesco nella Veglia pasquale presieduta nella Basilica Vaticana. Iniziata nell’atrio della Basilica con la benedizione del fuoco e la  preparazione del cero pasquale, la celebrazione ha visto il Papa amministrare i Sacramenti dell’iniziazione cristiana a 12 neofiti (8 donne e 4 uomini), provenienti da Italia, Albania, Camerun, Corea, India e Cina. Tra loro, l’ambasciatore della Corea del Sud presso l’Italia, Yong-Joon Lee, con la consorte, Hee Kim. A fare da padrini, i rispettivi omologhi presso la Santa Sede. Il servizio di Isabella Piro:

Cercare la via dell’incontro e della fiducia

C’è una pietra da far rotolare via nella notte che conduce alla Pasqua. E non è soltanto la pietra che chiude il sepolcro di Cristo, ma è quella della “mancanza di speranza che ci chiude in noi stessi”. Il Papa lo ricorda nella sua omelia, tutta declinata intorno al verbo ‘sperare’. È speranza, infatti, quella che spinge Pietro a correre verso il sepolcro del Signore:

“Non rimase seduto a pensare, non restò chiuso in casa come gli altri. Non si lasciò intrappolare dall’atmosfera cupa di quei giorni, né travolgere dai suoi dubbi; non si fece assorbire dai rimorsi, dalla paura e dalle chiacchiere continue che non portano a nulla. Cercò Gesù, non se stesso. Preferì la via dell’incontro e della fiducia”.

Aprire il cuore a Dio. Centro della vita non sono i nostri problemi

In un certo senso, sottolinea il Papa, quel gesto è stato “l’inizio della ‘risurrezione’ di Pietro, la risurrezione del suo cuore”, che ha lasciato entrare la luce di Dio, “senza soffocarla”. Di qui, il richiamo del Pontefice ad aprire al Signore “i nostri sepolcri sigillati”, a portare a Lui “le pietre dei rancori, i macigni del passato, i pesanti massi delle debolezze e delle cadute”, perché Dio ci prenderà per mano e ci trarrà fuori dall’angoscia:

“Che il Signore ci liberi da questa terribile trappola, dall’essere cristiani senza speranza, che vivono come se il Signore non fosse risorto e il centro della vita fossero i nostri problemi”. 

Speranza è dono di Dio, non semplice ottimismo

Illuminare i problemi con la luce del Risorto, ovvero “evangelizzarli”: questo è il suggerimento del Papa che invita a non lasciare che “le oscurità e le paure” attirino lo sguardo dell’anima e prendano possesso del cuore. Speranza, dunque. Speranza che “non è semplice ottimismo”, né “un atteggiamento psicologico” e neppure “un invito a farsi coraggio”, ma è “dono di Dio che non delude”:

 “Il Consolatore non fa apparire tutto bello, non elimina il male con la bacchetta magica, ma infonde la vera forza della vita, che non è l’assenza di problemi, ma la certezza di essere amati e perdonati sempre da Cristo, che per noi ha vinto il peccato, la morte e la paura. Oggi è la festa della nostra speranza, la celebrazione di questa certezza: niente e nessuno potranno mai separarci dal suo amore (cfr Rm 8,39)”.

Chiesa non è una struttura internazionale con regole e adepti

Forti di questa certezza, ribadisce Francesco, i cristiani sono chiamati a “suscitare la speranza nei cuori appesantiti dalla tristezza, in chi fatica a trovare la luce della vita”, “dimentichi di se stessi” ed annunciando il Risorto “con la vita e mediante l’amore”:

“…altrimenti saremmo una struttura internazionale con un grande numero di adepti e delle buone regole, ma incapace di donare la speranza di cui il mondo è assetato”.

Fare memoria della storia d’amore di Dio con l’umanità

Ma tale speranza va anche nutrita – è il monito del Papa – facendo memoria delle opere di Dio, della sua “storia di amore” e di fedeltà verso l’umanità:

“Facciamo memoria del Signore, della sua bontà e delle sue parole di vita che ci hanno toccato; ricordiamole e facciamole nostre, per essere sentinelle del mattino che sanno scorgere i segni del Risorto”.

“Cristo è risorto! Apriamoci alla speranza e mettiamoci in cammino – conclude il Pontefice – verso la Pasqua che non avrà fine”.