Usa. Il card. George sulle unioni gay: le leggi non creano il matrimonio

2013-01-05 Radio Vaticana

«Lo Stato non ha il potere di creare qualcosa che la natura stessa ci mostra essere impossibile»: è il giudizio espresso dal cardinale arcivescovo di Chicago, Francis Eugene George, in merito alla proposta attualmente in esame all’Assemblea legislativa dello Stato dell’Illinois che prevede di estendere alle unioni fra le persone dello stesso sesso gli stessi diritti che tutelano il matrimonio, inclusi quelli riguardanti la prole. Lo riferisce L’Osservatore Romano. Si tratta in sostanza della legalizzazione come “matrimoni” di tali unioni e che, in caso di definitiva approvazione della legge, farebbero aggiungere l’Illinois ad altri nove Stati, più il District of Columbia, dove le unioni omosessuali godono già di una analoga normativa. Il cardinale ha firmato, assieme ad altri presuli dell’arcidiocesi, una lettera nella quale si esortano i fedeli a opporsi ai tentativi di ridefinire il matrimonio. Nella lettera si ricorda che «non è la Chiesa ad aver creato il matrimonio, ma che questo deriva dalla natura» e che «la specie umana si basa su due sessi complementari, maschio e femmina, la cui unione sessuale è detta maritale». E questa unione, è aggiunto, serve anche «a creare un luogo per amare ed educare i propri figli». Le leggi statali che tentano di introdurre i “matrimoni” tra persone dello stesso sesso creano, pertanto, si sottolinea, «una finzione giuridica». Il porporato conclude che «Cristo ha elevato l’unione maritale alla dignità di sacramento, donando un significato che va oltre a quello della stessa natura e lo Stato così come la Chiesa non possono cambiare le basi naturali del matrimonio». La proposta legislativa è attualmente in fase di stallo, ma le pressioni politiche per la sua approvazione sono molto forti. Il cardinale George ha inoltre sottoscritto — assieme ad altri presuli cattolici e rappresentanti di varie comunità e organizzazioni religiose — un appello rivolto ai membri dell’Assemblea legislativa dell’Illinois, chiedendo di tutelare la natura del matrimonio e la libertà di coloro che intendono rispettare i propri convincimenti morali e religiosi in materia, con riferimento soprattutto ai tentativi di obbligare i ministri religiosi a celebrare le unioni fra persone dello stesso sesso. «Il matrimonio e la libertà religiosa sono ideali che appartengono al nostro Stato e i leader politici dovrebbero fare del tutto per conservarli integri». La questione della legalizzazione dei “matrimoni” tra persone dello stesso sesso è recentemente approdata al grado di giudizio più elevato nel Paese. La Corte Suprema ha infatti deciso di voler procedere — a seguito di alcuni ricorsi — all’esame della legge federale che tutela il matrimonio tradizionale tra un uomo e una donna, il Defense of Marriage Act (Doma) promulgata nel 1996. La legge stabilisce inequivocabilmente che «la parola matrimonio significa solamente un’unione legale tra un uomo e una donna come marito e moglie, e la parola sposo o sposa si riferisce solamente a una persona del sesso opposto che è marito o moglie». In una nota della Conferenza episcopale viene evidenziato che i vescovi «pregheranno» affinché la Corte affermi «che l’istituto del matrimonio, che è antico quanto l’umanità ed è scritto nella nostra vera natura, è l’unione tra un uomo e una donna». Il matrimonio, è aggiunto, è «il fondamento di una società giusta, in quanto protegge i più vulnerabili tra di noi, i bambini; ed è l’unico istituto che unisce i bambini con i loro padri e con le loro madri insieme». (I.P.)