Una statua dev’essere una statua

2012-06-21 L’Osservatore Romano
Tutto è nato da un errore: poetico, evocativo, struggente nella sua levigata semplicità, ma un errore: il san Giovanni Giuseppe Ducrot, «San Giovanni Battista»Battista che Jean Antoine Houdon — lo scultore francese che, appena ventenne, nel decennio 1764-1774 creò a Roma alcuni tra i suoi capolavori — realizzò per la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, insieme a un san Bruno tuttora esistente; il bozzetto in gesso  a grandezza naturale cadde dalla nicchia in cui era  stato posto e andò in frantumi nella notte tra il il 3 e il 4 giugno 1894. Fortunatamente una copia datata 1768 custodita al Museo Borghese ci dà la possibilità di vederne la forma ancora oggi.

Una statua bella ma impossibile, spiega lo scultore Giuseppe Ducrot, ispirata dal modello dell’’Écorché, lo scorticato, che veniva usato per gli studi di anatomia, elegante ed evocativa nella sua semplicità, ma un suicidio dal punto di vista strutturale: «Ha il braccio destro proteso a 90 gradi, non avrebbe retto neppure se fosse stata realizzata in marmo». Per quasi un secolo e mezzo, la nicchia è rimasta vuota. Da qualche giorno san Giovanni Battista è di nuovo al suo posto; la gente si avvicina e ne sfiora la base, sente il desiderio di fermarsi a pregare guardandolo; insomma, è già una presenza all'interno della basilica. Discreta, ma vibrante nelle scalfitture a vista della sua superfice non rifinita, una “finitura a gradina” volutamente non levigata per catturare meglio la luce ed ottenere un delicato effetto pittorico.

 Il nuovo Battista è stato inaugurato nel tardo pomeriggio del 21 giugno, grazie alla tenacia dal rettore della basilica, monsignor Renzo Giuliani, che ne ha deciso il ritorno nel 2011, in occasione dei festeggiamenti per i 450 anni della sua chiesa, ed è stata realizzata con i finanziamenti privati di Fondaco Roma e Thun per l’arte.

Silvia Guidi