Un tavolino, due sedie

2012-07-25 L’Osservatore Romano

Via pulchritudinis non è solo una metafora;  per molti può diventare — e per tantissimi lo è già — un'esperienza. I Musei Vaticani ne sono un esempio perché «rappresentano, da sempre — dice il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano  — un unicum nel panorama delle grandi istituzioni culturali. Sono lo scrigno prezioso nel quale la saggezza dei Romani Pontefici,Visitatori nella Galleria delle carte geografiche il loro amore per il “bello” ha inteso accogliere e custodire con gelosa e attenta cura quanto forse di più alto il genio umano ha saputo forgiare nel volgere dei secoli. La loro unicità sta anche nel testimoniare al visitatore l’identità che li caratterizza. I Musei del Papa non hanno timore di mostrare che sono essi stessi un particolare veicolo attraverso il quale la buona novella del Dio fatto uomo può essere annunciata al mondo».
Perché dunque non rendere la Via pulchritudinis — che guida oltre le angustie del quotidiano e dischiude nuove opportunità di conoscenza e di incontro con il Divino — sempre più concreta, affiancando al muto dialogo tra il visitatore e gli artisti anche una possibilità di colloquio con una persona in carne e ossa, un sacerdote che di quel Divino è segno e testimone?
 «Dal mese di agosto un piccolo passo sarà fatto in questo senso — spiega monsignor Sciacca — due sacerdoti ogni giorno saranno a disposizione dei visitatori per un dialogo».  Niente di istituzionale, o pretenzioso, ci tiene a precisare, «un tavolino, due sedie, nulla più, quasi a evangelica memoria. Saranno lì, in due punti strategici del percorso e chi vorrà potrà avvicinarsi a loro per scambiare due parole, per avere un consiglio, una riflessione, un conforto». 

Silvia Guidi