Un mondo di profughi
2012-06-20 L’Osservatore Romano
Guerre e rivoluzioni nel 2011 hanno spinto alla fuga dalle loro case oltre 4.300.000 persone, comprese ottocentomila costrette a cercare scampo fuori dai confini dei loro Paesi, secondo i dati del Global Trends 2011, il rapporto annuale dell'alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), diffuso in vista della Giornata mondiale del rifugiato del 21 giugno. Si tratta del numero più alto registrato in un solo anno dall'inizio di questo secolo, che pure ha già visto immani spostamenti forzati di popolazioni, soprattutto in seguito ai conflitti in Afghanistan e in Iraq e alle pluridecennali e irrisolte crisi in Sudan, Somalia e Repubblica Democratica del Congo.
Guerre e rivoluzioni nel 2011 hanno spinto alla fuga dalle loro case oltre 4.300.000 persone, comprese ottocentomila costrette a cercare scampo fuori dai confini dei loro Paesi, secondo i dati del Global Trends 2011, il rapporto annuale dell'alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr), diffuso in vista della Giornata mondiale del rifugiato del 21 giugno. Si tratta del numero più alto registrato in un solo anno dall'inizio di questo secolo, che pure ha già visto immani spostamenti forzati di popolazioni, soprattutto in seguito ai conflitti in Afghanistan e in Iraq e alle pluridecennali e irrisolte crisi in Sudan, Somalia e Repubblica Democratica del Congo.
L'analisi della situazione conferma la falsità del luogo comune secondo il quale sarebbero i Paesi del nord del mondo a ricevere i flussi di profughi. Infatti, sono i Paesi in via di sviluppo a ospitare la maggior parte dei rifugiati. Anche il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, nel suo messaggio per la giornata sottolinea questo aspetto. «Quattro rifugiati su cinque si trovano nei Paesi in via di sviluppo», scrive Ban Ki-moon, rendendo omaggio alla «generosità straordinaria dei Paesi di accoglienza che si trovano ad affrontare gravi privazioni», condividendo con loro le scarse risorse in acqua e in cibo.
Pierluigi Natalia




