Tre nuovi Santi e otto Beati: sarà canonizzato il Cura Brochero

2016-01-22 Radio Vaticana

Papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’udienza il Pontefice ha autorizzato il Dicastero a promulgare i decreti riguardanti tre nuovi Santi, otto Beati e due Venerabili. Il servizio di Giada Aquilino:

Stanislao di Gesù Maria, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero e Giuseppe Sánchez del Río. Si tratta dei tre Beati che saranno presto canonizzati. Il Papa ha firmato il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione del Beato polacco Stanislao di Gesù Maria, al secolo Giovanni Papczyński, vissuto nel 1600, fondatore della Congregazione dei Chierici Mariani dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Professore di retorica, ma anche maestro di vita spirituale, predicatore e confessore, dedito alle opere di misericordia, vedeva nell'imitazione della vita evangelica di Maria la fondamentale forma del culto all'Immacolata Concezione.

A diventare Santo sarà anche Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, il sacerdote diocesano argentino più conosciuto come “Cura Brochero”, figura particolarmente cara a Papa Francesco: nel messaggio per la Beatificazione del settembre 2013, lo definì “un pioniere nell’uscire verso le periferie geografiche ed esistenziali per portare a tutti l’amore, la misericordia di Dio”. Nato nel 1840 nella zona di Cordoba, dedicò la sua vita a “uscire a cercare la gente”, scrisse meno di tre anni fa il Pontefice; si spostava per chilometri sul dorso di una mula, attraversando zone disagiate, proprio per farsi vicino a tutti. Morì nel gennaio 1914 a Villa del Transito, che poco dopo fu ribattezzata Villa Cura Brochero. È stato inoltre riconosciuto il miracolo attribuito all’intercessione del Beato messicano Giuseppe Sánchez del Río, laico, martire, vittima nel 1928 a soli 15 anni delle persecuzioni religiose.

Diventerà presto Beato, con un miracolo attribuito alla sua intercessione, il Servo di Dio Francesco Maria Greco: sacerdote diocesano italiano, visse tra il 1857 e il 1931; fu fondatore della Congregazione delle Suore Piccole Operarie dei Sacri Cuori e si fece promotore di oratori, associazioni e ospedali caritatevoli. Il decreto firmato da Papa Francesco riguarda anche il miracolo attribuito all’intercessione della Serva di Dio Elisabetta Sanna, laica italiana del Terzo Ordine di San Francesco e membro dell’Unione dell’Apostolato Cattolico fondato da San Vincenzo Pallotti. Nata in Sardegna nel 1788, rimase vedova molto giovane e divenne la madre spirituale delle donne della sua terra. Morì dopo una vita di sacrifici e preghiera nel 1857 a Roma. Beato sarà anche Engelmar Unzeitig, di cui si riconosce il martirio: tedesco, nato nel 1911, sacerdote professo della Congregazione dei Missionari di Mariannhill, ucciso in odio alla fede il 2 marzo 1945, a Dachau. Sono martiri - e presto Beati - pure Gennaro Fueyo Castañón, sacerdote diocesano spagnolo, e 3 compagni, laici, uccisi in odio alla fede nel 1936. Sarà beatificato poi il martire giapponese Giusto Takayama Ukon, il signore feudale convertitosi al cattolicesimo che ha spianato la strada per l'evangelizzazione del Sol Levante: venne ucciso in odio alla fede il 3 febbraio 1615.

Sono state infine riconosciute le virtù eroiche del Servo di Dio Arsenio da Trigolo (al secolo: Giuseppe Migliavacca), italiano, sacerdote professo dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, fondatore della Congregazione delle Suore di Maria Santissima Consolatrice, nato il 13 giugno 1849 e morto il 10 dicembre 1909; e della Serva di Dio Maria Luisa del Santissimo Sacramento (al secolo: Maria Velotti), italiana, del Terzo Ordine di San Francesco, fondatrice dell’Istituto delle Suore Adoratrici della Santa Croce, nata il 16 novembre 1826 e morta il 3 settembre 1886.

In attesa della canonizzazione, sulla figura del sacerdote Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, ascoltiamo al microfono di Giada Aquilino il padre gesuita Guillermo Ortiz, responsabile dei Programmi di lingua spagnola della Radio Vaticana, originario della zona di Villa Cura Brochero:

R. – E’ il prete che Francesco descrive quando parla dei vescovi, dei sacerdoti, dicendo che il prete deve essere “callejero”, che vuol dire “della strada”: quindi essere fuori dalla sacrestia, essere fuori dall’ufficio parrocchiale. Questo prete ha attraversato una montagna di 3 mila metri, che separa Cordoba dall’Ovest: una zona molto bella, ma anche molto particolare perché la gente viveva – e vive tuttora - una grandissima povertà, con problemi di salute, di alcoolismo, di solitudine, dovuta all’ampiezza del territorio della parrocchia che si estendeva per 200 chilometri. La gente aveva qualche coltivazione, curava gli animali, ma non abitava in villaggi, spesso era separata anche da diversi chilometri. Il “cura Brochero” prima ha preso un cavallo, poi una mula e ha percorso tutto il territorio della sua parrocchia: e questo non soltanto per sapere come stesse la gente – portava qualche volta anche delle medicine o ciò di cui le persone avevano bisogno – ma soprattutto per “cercare” le persone, per gli Esercizi Spirituali. Lui è un pastore con l’odore delle pecore e non perché lì c’erano delle pecore, delle capre, delle mucche, dei cavalli o perché fosse andato sul dorso di una mula, prendendone l’odore, o perché la gente che incontrava vivesse con le pecore: ma semplicemente perché lui si è avvicinato così tanto alle persone e alla gente.

D. – Lei ha ricordato gli Esercizi Spirituali: il padre Brochero costruì una Casa per gli Esercizio Spirituali nella sede parrocchiale. E teneva molto anche al perdono in confessione. Cosa significava per lui la misericordia?

R. – Dicono che lui dedicasse molto tempo al confessionale. Portava con sé un’immagine della Madonna, con quanto gli serviva per celebrare la Messa, perché aveva il permesso del vescovo per celebrare là dove arrivasse: e lì si metteva a confessare. Per lui pentirsi, convertirsi, ricevere la misericordia di Dio significava amare Dio e amare il prossimo, senza differenza.

D. – La beatificazione nel settembre 2013. A gennaio 2016 la firma del decreto per il miracolo: di cosa si tratta?

R. – Qualcuno dice che è interessante perché riguarda dei bambini. C’era un bambino che ebbe un incidente con il nonno: era molto piccolo, neonato. Questo bambino stava per morire: non era arrivato in ospedale o in un pronto soccorso, ma era in una sala di primo aiuto, molto precaria. Il medico disse: “Io non posso fare niente, perché qui si deve fare un intervento…”; il papà allora rispose: “Lei faccia ciò che deve, che io prego Brochero”. E questo bimbo si è salvato, ha continuato a vivere. C’è poi l’altro che riguarda una bambina, una piccola che era stata picchiata dai genitori, arrivando in ospedale in condizioni molto gravi: anche questo è stato riconosciuto come un miracolo per l’intercessione di Brochero.

D. – Il “Cura Brochero” aveva studiato dai Gesuiti, nella sua vita invitò sempre a seguire e a praticare gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Che significato ha la sua canonizzazione annunciata nell’Anno Santo della Misericordia indetto da Francesco, un Papa gesuita e argentino?

R. – E’ un Santo nel Giubileo della Misericordia così vicino alla gente. Per Papa Francesco è una gioia, perché lui parla molto ai preti e ai vescovi e certamente presenta a tutti noi preti questo uomo, perché possiamo imparare: è il prete che il Papa vuole. 

(Da Radio Vaticana)