​Tra il presidente statunitense Donald Trump e il cancelliere tedesco Angela Merkel - Incontro ad alta tensione

2017-03-18 L’Osservatore Romano

Merkel e Trump durante la conferenza stampa alla Casa Bianca (Reuters)

 Freddezza. Sembra essere questa la parola più ricorrente nei commenti della stampa sull’incontro, ieri alla Casa Bianca, tra il presidente statunitense, Donald Trump, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel. Nato, rapporti diplomatici e commerciali, immigrazione, lotta al terrorismo globale, crisi siriana: questi i temi sul tavolo di un bilaterale durato 45 minuti, il più breve tra quelli che il nuovo presidente ha avuto finora con capi di governo. E a completare il quadro — come hanno rimarcato i giornalisti — la mancata stretta di mano tra i leader nello studio ovale. Merkel sarebbe dovuta arrivare il 14 marzo, quattro giorni fa, ma il viaggio era stato posticipato. L’incontro è stato «produttivo», ha dichiarato Trump. «Soddisfacente» ha commentato Merkel. Sul dossier Nato, il presidente ha affermato il suo «forte supporto» all’alleanza, ma ha anche ribadito la necessità che gli altri paesi «paghino la loro giusta quota». Sintonia tra i leader sull’Ucraina. Collaborazione ribadita inoltre sulla lotta al terrorismo globale e in particolare al cosiddetto stato islamico (Is) in Siria, Iraq e Libia. Più tesi i rapporti sul fronte dell’immigrazione. Trump ha detto chiaramente di non condividere la linea tedesca di apertura ai migranti. Linea, questa, che «non è sicura, prima viene la sicurezza dei nostri cittadini». L’immigrazione «è un privilegio, non un diritto» ha affermato il capo della Casa Bianca, la cui amministrazione è da tempo impegnata in un rafforzamento delle misure di sicurezza e per restringere il numero degli arrivi da paesi considerati a rischio terrorismo. Sul piano economico e commerciale, la tavola rotonda tra i manager dei due paesi si è prolungata ben oltre i previsti cinquanta minuti. Ed era prevedibile viste le tensioni sui dazi. Pochi giorni fa Trump aveva prospettato di imporre dazi del 35 per cento sulle case automobilistiche tedesche che producono in Messico le auto per il mercato statunitense. Berlino aveva quindi replicato con la minaccia di un ricorso presso l’Organizzazione del commercio mondiale (Wto) contro gli Stati Uniti nel caso appunto entrasse in vigore una simile misura.