Tensioni diplomatiche tra Europa e Turchia

2017-03-20 Radio Vaticana

Si torna a parlare di tensioni diplomatiche tra Turchia ed Europa, dopo che il presidente turco Erdogan ha accusato la cancelliera Merkel di sostenere i terroristi - come il corrispondente del quotidiano tedesco Die Welt con doppio passaporto, Deiz Yucel, che sarà processato in Turchia per spionaggio - e di usare “metodi nazisti” contro i turchi che vivono in Germania e ministri che vi si recano. "Il governo tedesco osserva attentamente gli sviluppi della situazione. I confronti con il nazismo sono inaccettabili, in qualsiasi forma avvengano" ha detto la portavoce del governo tedesco, Ulrike Demmer. Il portavoce del ministero degli Esteri, Martin Schaefer, ha però spiegato che Berlino non intende reagire simmetricamente alle "provocazioni" di Ankara. Elvira Ragosta ne ha parlato con Fulvio Scaglione, giornalista di Famiglia Cristiana, a cui ha chiesto come l’Europa possa rispondere a questo crescendo di tensioni:

R. – Credo che la prima cosa da fare sarebbe ignorare le provocazioni verbali e in secondo luogo cominciare a considerare la questione Turchia come una questione europea e non come una questione dell’Olanda, della Danimarca o della Germania. La Turchia - non dimentichiamolo - è un alleato nella questione dei controlli dei flussi migratori, prende dall’Europa un sacco di soldi per questo e quindi la reazione non doveva essere così individuale ma, semmai, una reazione collettiva. Credo che trasferire sul piano collettivo europeo il problema Turchia sarebbe già un grosso passo avanti.

D. – Dunque, affrontare la questione come una questione europea che ha bisogno di una risposta unitaria …

R. - Assolutamente sì e che non deve essere necessariamente una risposta conflittuale perché, se poi andiamo al nocciolo della questione, qui si tratta semplicemente di accogliere o non accogliere degli uomini politici turchi anche importanti, come i ministri, sul territorio dell’Unione Europea.

D. - Che tipo preoccupazioni determinano queste tensioni, all’interno dell’Europa?

R. - Credo che la preoccupazione fondamentale sia stata in Germania, come in Olanda, quella di non farsi scavalcare a destra sul tema islam da parte dei movimenti populisti. Altre ragioni particolari francamente non ne vedo, perché poi l’escalation verbale si è avuta dopo il blocco degli ingressi dei ministri sul territorio europeo, non prima. Credo che con una maggiore tolleranza, con un po' meno di attenzione alle preoccupazioni interne, questa crisi si sarebbe potuta evitare.

D. - A proposito della necessità di una maggiore unione dei Paesi europei anche in vista delle celebrazioni per il 60.mo dei Trattati di Roma, che scenario si può ipotizzare su questo futuro ricompattamento dei Paesi europei?

R. - Se già si ottenesse una maggiore compattezza su questioni decisive sarebbe una maniera meravigliosa di festeggiare questi 60 anni. Purtroppo, negli ultimi anni, la tendenza è stata quella contraria, quella di una disgregazione, di un ritorno prepotente degli interessi nazionali. Ma come vediamo bene, se solo diamo un’occhiata a quello che succede fuori da casa nostra – sto pensando ad esempio alla politica americana che è influenzata dall’avvento di Trump, all’espansionismo politico e commerciale cinese, alle tensioni in Medio Oriente e nella stessa Europa con la Russia – tutto questo ci fa pensare che ci voglia più Europa, non meno Europa. I singoli Paesi, anche i grandi Paesi, come ad esempio la Germania, non possono affrontare da soli sfide di questa portata, figuriamoci i Paesi più piccoli o quelli addirittura in crisi. Quindi tutto, come sempre, ci dice che occorre più Europa e non meno Europa, come invece sta avvenendo. Poi naturalmente possiamo discutere su come questo più Europa debba essere realizzato e implementato, ma che la risposta individualistica dei singoli Paesi sia una risposta che fa poca strada questo è piuttosto chiaro.

(Da Radio Vaticana)