Sul referendum per l’indipendenza dal Regno Unito - Edimburgo non arretra

2017-03-18 L’Osservatore Romano

Gli scozzesi non arretrano sul referendum per l’indipendenza dal Regno Unito, come “contromisura” rispetto alla Brexit, e hanno mandato un messaggio chiaro a Londra. Angus Robertson, numero due dello Scottish National Party (Snp), parlando ieri dal palco del congresso del partito ad Aberdeen, ha accusato il governo di Londra di temere il voto popolare in Scozia. E, rivolto al primo ministro britannico, Theresa May, ha ribadito che sarebbe «indegno mettersi di traverso al processo democratico voluto da Edimburgo». Non c’è dubbio — ha precisato — «che la Scozia avrà il suo referendum e che gli scozzesi potranno scegliere». 

Sturgeon e Robertson sul palco del congresso dello Scottish National Party (Reuters)

Parole di sfida, indicano gli analisti, rispetto alle quali May non si è tirata indietro, anche se ha invocato una «distensiva unità nazionale». Gli imminenti negoziati con l’Ue «saranno vitali per tutti» ha detto May intervendo da Cardiff, in Galles, descrivendo il suo Plan for Britain, per la Gran Bretagna del dopo Brexit. Insieme ai buoni propositi per «le quattro nazioni del Regno», la premier non ha mancato di lanciare un duro affondo contro l’Snp e il loro «nazionalismo divisivo», sostenendo che il loro «unico obiettivo» è quello di arrivare comunque a un referendum sull’indipendenza, che sarebbe negativo per tutto il Regno. Questo si traduce, secondo il «Daily Telegraph», nell’intenzione di Londra di impedire una consultazione popolare a nord del confine inglese «almeno per sei anni». May, infatti, vuole prendersi tutto il tempo necessario per avviare «entro due settimane, come ha detto dal Galles, le trattative con Bruxelles e fare passare qualche anno per una transizione prima di parlare di un voto che potrebbe causare rischi disgreganti per l’unione. Tempi lunghi, anzi lunghissimi per Edimburgo, anche se la first minister e leader dell’Snp, Nicola Sturgeon, sta cercando di tenere sempre aperta una porta al compromesso con Londra, come lei stessa ha ammesso ieri a Sky. Ma le differenze appaiono, al momento, difficilmente colmabili.