Storia di un’amicizia -Io e il Papu

2017-05-16 L’Osservatore Romano

Da quando è scampato a un attentato, in cui è rimasta ferita la mamma, Arcadio, 11 anni, non ha più detto una parola. E ha tagliato, pur essendo estroverso e socievole, ogni legame con il mondo. Coltiva una grande passione, il calcio, e grazie a esso ha scoperto l’unica risorsa per comunicare, sebbene in modo indiretto e virtuale, con l’ambiente esterno: le figurine dei calciatori. È con tali figurine — raffiguranti noti giocatori del campionato italiano, da Totti a Parolo, da Bonucci ad Hamsik — Arcadio, che vive nel quartiere Nomentano, a Roma, costruisce una specie di rebus che invia al Papa, dove lui è Arkadiusz Milik, il centravanti del Napoli, e il Santo Padre Papu Gomez, il fantasista dell’Atalanta. 

Un particolare della copertina

Narra la storia di un bella amicizia l’ultimo libro di Luigi Garlando Io e il Papu (Milano, Rizzoli, 2017, pagine, 230, euro 16), caporedattore della «Gazzetta dello Sport», da anni apprezzato autore di libri per adolescenti (e non solo): si è appena aggiudicato il premio Strega Ragazzi e Ragazzi 2017 con l'opera L'estate che conobbi il Che.
Il linguaggio è sapientemente calibrato sulle lunghezza d’onda dei giovani lettori: i dialoghi sono ridotti all’essenziale e poggiano su un periodare sobrio e diretto. Ma il libro, a ben guardare, è destinato a esercitare fascino anche sugli adulti, perché in esso si sviluppa una profonda riflessione sul valore di una strategia educativa finalizzata a ristabilire un sereno rapporto tra un ragazzo, rimasto traumatizzato da un drammatico avvenimento, e il mondo, con le sue bellezze ma anche con le sue insidie.
È proprio nel tentativo, coronato da successo, di aiutare Arcadio a riaprirsi con fiducia alla vita di tutti i giorni che consiste la missione del Papa il quale, sotto gli occhi increduli delle guardie incaricate di vigilare sulla sua sicurezza e di alti prelati, libererà il bambino dall'armadio, in cui si è ostinatamente rinchiuso insieme con le sue paure. Si verrà così a creare il classico rapporto tra nonno e nipote, nutrito di lucida esperienza da un lato, e di candida curiosità dall'altro, con il nonno che porta in giro il suo diletto in car sharing.
L’arco temporale in cui si svolge la vicenda è la settimana santa (il libro si articola in quattordici stazioni). Dopo la benedizione della domenica delle Palme, il Papa esamina le lettere che gli sono arrivate: rimarrà colpito da una in particolare, che reca con sé quattro figurine di calciatori. Da principio il Papa pensa che il mittente desideri un Vangelo autografo, ma quando decifrerà il rebus, capirà che il ragazzino gli sta chiedendo di strapparlo al suo mutismo e di farlo parlare di nuovo. Allora il Santo Padre decide di andare a trovare il bambino a casa: lo troverà chiuso in quell'armadio.
Tra i pregi del libro figura quello di aver saputo conservare il giusto equilibrio tra sacro e profano: l'autore cerca l'ironia senza mai ledere il rispetto per la storia e il protocollo.

Molto convincente risulta la meraviglia di Arcadio quando, nella Cappella Sistina, si trova a contemplare il capolavoro di Michelangelo: quelle figure, agli occhi del bambino rapito in estasi, s'impongono come atleti muscolosi che «potrebbero vincere l’Olimpiade o giocare in difesa accanto a Rüdiger», il difensore della Roma. Sono fermi, ma sembrano in movimento, come nel bel mezzo di un combattuta e avvincente partita di calcio.

di Gabriele Nicolò