Sri Lanka: il cardinale Ranjith difende i pescatori contro i mega progetti turistici

2012-10-08 Radio Vaticana

Lo Sri Lanka "ha bisogno di sviluppo", ma che abbia come obiettivo "il benessere del popolo, nel rispetto di dignità, diritti e libertà di ognuno. Al contrario, decisioni prese sulla pelle della gente non renderanno il Paese una 'Meraviglia dell'Asia'". Così il cardinale Malcolm Ranjith, presidente della Conferenza episcopale dello Sri Lanka, invita il governo a rivedere la propria politica fiscale, denunciando una corsa allo sviluppo che favorisce le grandi multinazionali, a scapito però di popolazione ed ecosistema. La zona più colpita da questo "progresso a tutti i costi" - riferisce l'agenzia AsiaNews - è la laguna di Negombo (Central Province), comunità di pescatori a maggioranza cattolica, e per questo soprannominata "Little Rome". Per discutere il problema, il porporato ha organizzato una conferenza stampa al Cardinal Cooray Educational Centre di Negombo. Nel 2011, il presidente Mahinda Rajapaksa ha avviato una serie di progetti di sviluppo - soprattutto nell'ambito del turismo - per rendere lo Sri Lanka una "Meraviglia dell'Asia". Essi prevedono la costruzione i resort e alberghi di lusso, con l'ambizioso obiettivo di avere 2,5 milioni di turisti entro il 2016 ed entrate per miliardi di rupie. Gli appalti però sono tutti affidati a grandi multinazionali straniere: la popolazione locale non è coinvolta in alcuna decisione, e al massimo viene usata come manodopera. Questo, nonostante i progetti colpiscano i cittadini con espropri forzati e violazioni di vario genere. Padre Pradeep Chaminda racconta che "persone influenti gettano i propri scarichi e rifiuti nella laguna di Negombo". Questo, insieme alla distruzione delle mangrovie, sta causando ingenti danni all'ecosistema della zona. Se le cose andranno avanti in questo modo, aggiunge il sacerdote, "la sopravvivenza di 4mila famiglie sarà a rischio". Un'altra questione delicata riguarda l'aumento del consumo di droga, in particolar modo tra i più giovani. Padre Terrance Bodiyabaduge accusa polizia e autorità di non occuparsi del problema, abbandonando la comunità a se stessa. "La sensazione - spiega il sacerdote - è che ci sia un piano nascosto per distruggere le vite di pescatori, giovani e bambini. Questa zona era famosa per i liquori tossici, ora per la droga: è una tragedia. I piccoli sono il futuro della nostra Chiesa". Di recente, anche il Cardinal Cooray Educational Centre è entrato nel mirino delle autorità, per quel che riguarda l'approvvigionamento di energia elettrica. Il governo, spiega padre Francis Senanayake, vorrebbe tassarlo come ente commerciale, ma "in questa struttura formiamo insegnanti; ospitiamo conferenze e programmi per le famiglie. Non organizziamo attività a scopo di lucro o per finanziarci". (R.P.)