Spagna: Rajoy pronto a sospendere l'autonomia della Catalogna

2017-10-11 Radio Vaticana

Ancora alta la tensione in Catalogna all’indomani della proclamazione d’indipendenza, poi sospesa, da parte del presidente della Generalitat, Carles Puigdemont. Il governo di Madrid  sta preparando una lettera di diffida nella quale chiederà a Puigdemont di formalizzare la scelta della secessione. Se la separazione venisse confermata,  il premier spagnolo Mariano Rajoy potrebbe applicare l’articolo 155 della Costituzione con il quale sospendere l’autonomia della Catalogna. Intanto la Commissione Europea si è detta pronta a “sostenere gli sforzi per superare la frammentazione e le divisioni e assicurare l’unità”.

Mentre da Barcellona continua la grande fuga di banche, imprese e società, analisti ed esperti lanciano l’allarme: l’indipendenza potrebbe costare molto cara, non solo dal punto di vista sociale ma anche economico. Federico Piana ne ha parlato con il prof. Stefano Silvestri, consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali e direttore di Affarinternazionali.it

R. - La Catalogna dichiarandosi indipendente, uscirebbe autenticamente dall’Unione Europa; potrebbe eventualmente rientrarvi, ma il processo sarebbe lungo. Uscire dall’Unione Europea significa anche uscire automaticamente dall’Euro e quindi non avrebbe più la sua moneta; dovrebbe inventarsene una nuova. Questo implicherebbe un processo complicatissimo per tutto quello che ad esempio riguarda i crediti, i debiti pregressi, che tra l’altro verrebbero precisati perché oggi come oggi sono quelli della Spagna, non della Catalogna. C’è tutta una serie di incertezze: potrebbe continuare ad usare l’euro, però non lo potrebbe stampare e quindi si troverebbe in una situazione abbastanza grottesca: usare una moneta di cui non è sovrana. Il risultato molto probabilmente sarebbe una specie di corsa alle banche da parte di tutti i cittadini per ritirare gli euro finché ci sono, nel timore che ad un certo punto finiscano. Questo potrebbe far saltare tutto il sistema finanziario della Catalogna.

D. – Tutta colpa del declino degli Stati europei?

R. - Io credo che ci sia una crisi degli Stati e che questo si sia riflesso in parte anche sull’Unione Europea che evidentemente non esiste aldilà delle volontà dei suoi componenti. Però non direi che è colpa dell’Europa; è colpa della  globalizzazione e dell’impatto fortissimo che ha avuto questo tipo di nuova realtà sulle nostre società che erano e sono forse un po’ invecchiate da questo punto di vista, che forse si sono sentite un po’ troppo tranquille rispetto al mutamento globale che si stava realizzando e che quando lo hanno sofferto, soprattutto nel momento della crisi economica, hanno avuto delle reazioni difensive estreme. La Catalogna vuole uscire dalla Spagna perché ritiene di essere sfruttata economicamente dalla Spagna stesa. Questa è una reazione meramente difensiva. È una reazione estrema anche la buona reazione o la reazione intelligente; non lo è a mio avviso.

D. – Non potrebbe innescare, tutto questo, una sorta di emulazione?

R. - Se ne è parlato, se ne parla molto ogni volta che ci sono queste cose. Ricordiamoci i Paese baschi, la Scozia … Ogni volta tornano fuori tutti i vari indipendentisti europei che sono una marea. Credo che tutto sommato se questa storia della Catalogna insegna qualcosa è che le secessioni fanno male. Lo vedremo. Ho impressione che i catalani l’abbiamo vissuta fino a questo punto come una specie di festa popolare non riflettendo molto sulle conseguenze.

Ascolta e scarica in podcast l'intervista a Stefano Silvestri

 

(Da Radio Vaticana)