Sono venuto per imparare

2017-09-08 L’Osservatore Romano

Sin dal primo discorso ufficiale nel Palazzo presidenziale, a Bogotá, il Papa ha domandato ad autorità e società civile di mettere in primo piano «la cultura dell’incontro» come percorso obbligato per promuovere la pace, a scapito delle «dinamiche della vendetta» o del «mancato rispetto per la vita», che facilmente hanno favorito e favoriscono «l’ingiustizia che è la radice dei mali sociali». È un messaggio di pace e di inclusione quello lanciato giovedì 7 settembre da Francesco nella capitale colombiana. Un invito a fare ogni possibile sforzo per trovare la via del dialogo e della vicinanza concreta all’altro.

La seconda giornata della visita apostolica in Colombia è cominciata nella Plaza de Armas davanti alla Casa de Nariño, che è la sede del palazzo presidenziale. Il Pontefice ha incontrato le autorità politiche e religiose del paese latinoamericano, i rappresentanti della società civile, i diplomatici accreditati, imprenditori ed esponenti del mondo culturale. Dopo l’esecuzione degli inni, si è recato assieme al capo dello stato, Juan Manuel Santos, e alla consorte, María Clemencia Rodríguez de Santos, verso la scalinata davanti alla residenza del presidente colombiano, da dove hanno pronunciato i rispettivi discorsi e acceso la fiamma della pace. Il presidente Santos ha dato il benvenuto e ha ringraziato il Papa per «accompagnare la Colombia in questo momento storico» e «per esserci accanto nel primo passo verso la riconciliazione». Da parte sua il Pontefice ha ribadito che «solo con fede e speranza, si possono superare le numerose difficoltà del cammino e costruire un Paese che sia Patria e casa per tutti i colombiani» Il protocollo è stato interrotto in un paio di occasioni da alcuni bambini che il Papa ha salutato con affetto.

La seconda tappa del fitto programma nella capitale è stata la cattedrale dell’Immacolata Concezione. A bordo della papamobile Francesco ha percorso la centralissima piazza Bolívar, dove ad attenderlo erano decine di migliaia di giovani. Di fronte alla casa dei canonici, il sindaco gli ha consegnato le chiavi della città e presentato alcuni dirigenti comunali. A piedi quindi il Papa ha raggiunto la cattedrale primaziale, all’interno della quale è stato accolto dal cardinale arcivescovo Salazar Gómez, e dal capitolo metropolitano, che gli hanno presentato le reliquie di santa Elisabetta d’Ungheria. Attraversata la navata centrale, il Pontefice ha raggiunto l’altare soffermandosi per più di sette minuti in preghiera silenziosa davanti all’immagine mariana di Nostra Signora del Rosario di Chiquinquirá, patrona della Colombia. Trasportato proprio per il viaggio del Papa dal più importante santuario nazionale che si trova nel dipartimento di Boyacá, il quadro che risale al sedicesimo secolo, è molto venerato dai fedeli del paese. Come omaggio alla Madonna, il Papa ha deposto un rosario in oro davanti all’effige e ha lasciato un messaggio nel Libro d’oro della cattedrale risalente al 1593: «Chiedo all’Immacolata Vergine Maria di non cessare di guidare e di prendersi cura dei suoi figli colombiani e di guardarli sempre con occhi misericordiosi».

Passando per la cappella del Sagrario Francesco ha quindi raggiunto in pochi minuti il Palazzo cardinalizio che affaccia sulla grande piazza Bolívar proprio come la cattedrale, il Palazzo arcivescovile, il municipio, il Palazzo di giustizia e la sede del parlamento. Affacciatosi dal balcone della residenza del cardinale primate, il Pontefice ha benedetto e salutato con affetto la piazza gremita di fedeli, soprattutto giovani che tra canti e balli ripetevano a gran voce «Viva il Papa! Viva il Papa!».

«Voi — ha detto loro Francesco nel suo discorso — potete insegnarci che la cultura dell’incontro non significa pensare, vivere o reagire tutti nello stesso modo; significa sapere che al di là delle nostre differenze siamo tutti parte di qualcosa di grande che ci unisce e ci trascende, siamo parte di questo meraviglioso Paese». Quindi ha aggiunto: «Vengo anche per imparare, sì, imparare da voi, dalla vostra fede, dalla vostra fortezza di fronte alle avversità. Avete vissuto momenti difficili e bui, però il Signore è vicino a voi, nel cuore di ogni figlio e figlia di questo Paese. Lui non è selettivo, non esclude nessuno ma abbraccia tutti; e tutti siamo importanti e necessari per lui».

Rientrato nel Palazzo cardinalizio il Pontefice ha incontrato i circa centotrenta vescovi della Colombia. E di nuovo Francesco nel suo discorso è andato al cuore dei gravi problemi del paese, e delle sue contraddizioni che interrogano e impegnano la Chiesa. Da qui l’invito a «non avere paura di toccare la carne ferita della vostra storia e della storia della vostra gente». E a farlo «con umiltà, senza la vana pretesa di protagonismo e con il cuore indiviso, libero da compromessi o servilismi». Quanto alla formazione dei sacerdoti, Francesco ha esortato i vescovi a esercitare la “paternità”, chiedendosi se i candidati «vivono veramente secondo Gesù o si sono improvvisati altre sicurezze come la stabilità economica, l’ambiguità orale, la doppia vita o l’aspirazione miope».

Non meno intenso il successivo appuntamento con una sessantina di presuli del Celam, ricevuti nel primo pomeriggio nella nunziatura apostolica. All’episcopato latinoamericano il Papa ha raccomandato l’unità che si trova «sempre in Gesù», e di ripartire dal documento di Aparecida per ritrovare lo spirito di rinnovamento della Chiesa nel continente e per suggerire che è proprio in quel documento che si trova «un tesoro la cui scoperta è ancora incompleta». Inoltre la Chiesa deve dimostrarsi “sacramento di speranza” e nel contempo deve dimostrare attenzione ai giovani.

Infine il momento culminante della tappa nella città di Bogotá, è stata la celebrazione eucaristica nel grande parco Simón Bolívar. Oltre un milione di persone, nonostante la pioggia battente, hanno partecipato alla messa votiva per la pace e la giustizia. E Francesco ha voluto ricambiare tanto calore compiendo un lungo giro in papamobile tra la folla. Dopo aver salutato alcuni disabili che avevano partecipato all’incontro per la difesa della vita svoltosi in preparazione, il Papa ha presieduto la liturgia eucaristica, svoltasi alla presenza del capo dello stato, della sua consorte, e del vicepresidente. «Questa amata città, Bogotá, e questo bellissimo Paese, la Colombia, presentano molti degli scenari umani descritti nel Vangelo», ha osservato nell’omelia. Per poi commentare il brano evangelico dove si racconta di Gesù che predica sul Mar di Galilea. «Tutti vengono ad ascoltarlo; la parola di Gesù ha qualcosa di speciale che non lascia indifferente nessuno; ha il potere di convertire i cuori, di cambiare piani e progetti».

Al termine Francesco ha salutato alcuni vescovi del Venezuela, guidati dai cardinali di Caracas, Jorge Liberato Urosa Savino, e di Mérida, Baltazar Enrique Porras Cardoso.

Venerdì 8 il Pontefice parte per Villavicencio, dove si tiene un importante momento di preghiera per la riconciliazione della nazione e vengono beatificati due martiri colombiani: il vescovo di Arauca, Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, assassinato dalla guerriglia il 2 ottobre 1989, e il sacerdote Pedro María Ramírez Ramos, ucciso il 10 aprile 1948.

dal nostro inviato Silvina Pérez