Somalia tra calendario di pace e pietre d’inciampo
Il rispetto del calendario da tempo fissato per completare entro il 20 agosto la transizione somala è il principale impegno ribadito questa settimana nella conferenza a Roma del Gruppo internazionale di contatto. Gli altri punti citati sono la sicurezza, la stabilizzazione, la giustizia e il coordinamento internazionale. Tutti i partecipanti hanno espresso soddisfazione per l’incontro, ma negli osservatori restano le perplessità della vigilia sulla possibilità di rimuovere dal cammino verso la pace le persistenti pietre d’inciampo dei principali contrasti politici, istituzionali, culturali e di indirizzo economico tra le fazioni somale. Il tutto mentre resta incerta la prospettiva di pieno successo dell’offensiva delle forze governative e dell’Amisom, la missione dell’Unione africana, contro le milizie radicali islamiche di al Shabaab. Queste, infatti, mantengono il controllo di diverse roccaforti, a partire da Chisimaio, seconda città e secondo porto del Paese, base indispensabile per far arrivare i necessari aiuti umanitari alle stremate popolazioni del sud della Somalia.
Sulla stesura della nuova Costituzione somala e sul tipo di Paese che si vuole ricostruire non si hanno indirizzi certi. Tra l’altro, resta da definire la questione della libertà di culto. Ma anche sul futuro assetto delle istituzioni l’accordo sembra ancora lontano, in particolare per quanto riguarda i rapporti tra il Governo centrale e le regioni da tempo proclamatesi autonome del Puntland, del Somaliland e del Galmudug. Queste rifiutano il riconoscimento di un’autonomia solo formale e puntano a un federalismo accentuato che al Governo centrale lascerebbe da gestire in sostanza solo la politica estera. La questione è rilevante anche sul piano economico. Sui temi della ricostruzione e dei finanziamenti tutti gli attori internazionali hanno ribadito consenso e impegni, almeno in linea di principio, ma anche sotto questo aspetto ci sono interessi interni e esteri difficili da conciliare.




