​Soddisfazione dopo l’annuncio dell’incontro tra Papa Francesco e il patriarca Cirillo - Atteso da tempo

2016-02-06 L’Osservatore Romano

Un «incontro storico» e un «passo ulteriore verso l’unità» dei cristiani. Così il cardinale arcivescovo di Esztergom-Budapest, Péter Erdő, presidente del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee), definisce l’annunciato incontro, la settimana prossima a Cuba, tra Papa Francesco e il patriarca di Mosca Cirillo. In una lettera di felicitazioni indirizzata al leader ortodosso, il porporato sottolinea che questo «storico incontro, che viene così a suggellare felicemente decenni di dialogo tra la Santa Sede e il patriarcato della Chiesa ortodossa russa, conforta anche il Ccee nella scelta di investirsi in questo dialogo. Insieme al metropolita Ilarione di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, abbiamo molto collaborato per la creazione e la realizzazione del Forum europeo cattolico ortodosso, istanza ecclesiale volta a promuovere una migliore collaborazione pastorale tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse in Europa, e di cui è già in preparazione la quinta edizione». La Chiesa in Europa, aggiunge dunque il cardinale Erdő, «guarda questo evento come un ulteriore passo compiuto per l’unità e per la comune testimonianza dei cristiani».

Di un evento storico e un ulteriore tappa del cammino intrapreso con determinazione da Papa Francesco per far cadere le barriere tra i popoli e le religioni parlano i vescovi cattolici di Cuba salutando con gioia la notizia, che ieri in pochi minuti ha fatto il giro del mondo, dell’incontro che Francesco e il patriarca ortodosso di Mosca avranno proprio sul suolo cubano. Per il segretario esecutivo e portavoce dell’episcopato, José Félix Pérez, quello in programma il prossimo 12 febbraio presso l’aeroporto internazionale José Martí sarà un avvenimento dal «grande significato storico» perché «dopo secoli di allontanamento sarà un incontro che significherà molto dal punto di vista del dialogo tra le religioni». Soprattutto però, in una dichiarazione rilasciata all’agenzia Efe, il sacerdote evidenzia come tale evento si inserisca a pieno titolo nel quadro degli sforzi intrapresi da Papa Francesco per promuovere una «cultura dell’incontro, del dialogo e della riconciliazione». Ricordando, in questo senso, non solo il viaggio compiuto dal Pontefice nel settembre scorso a Cuba insieme all’impegno della Santa Sede per ricomporre finalmente le relazioni tra L’Avana e gli Stati Uniti ma anche l’annunciata partecipazione del Papa alla commemorazione del cinquecentenario della riforma luterana.

L’annunciato incontro tra i primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa ha avuto una importante eco anche nella comunità ecumenica di Taizé. Appresa la notizia, il priore, fratel Alois, ha scritto una breve preghiera per la «comunione della Chiesa», diffusa attraverso il sito in rete della comunità. In essa si affida allo Spirito santo il compito di «sostenere» e «incoraggiare» Papa Francesco e il patriarca Cirillo in questo loro incontro «atteso da tempo». E si rinnova l’invito, rivolto a tutti i battezzati, a diventare «operatori di pace nella famiglia umana».

Sulla straordinaria importanza dell’appuntamento cubano si sofferma anche Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose. In una riflessione che compare sul sito di «Famiglia Cristiana», Bianchi sottolinea in particolare come questo incontro avverrà «in obbedienza all’Evangelo di Cristo, in un contesto in cui Roma e Mosca sollecitano preghiere al Signore, che ha supplicato i suoi discepoli di cercare, vivere, custodire l’unità che solo in Dio trova compimento e sigillo». In questa prospettiva, aggiunge, la nuova fase dei rapporti tra Roma e Mosca «diventa modello da seguire: è frutto di un dialogo perseguito con santa testardaggine ed accettato con evangelica umiltà». Per il priore di Bose, con Papa Bergoglio si è aperta una nuova fase. «L’incontro — sostiene Bianchi — è frutto dell’ecumenismo concreto di Francesco che si nutre, sì, di profondità evangelica, ma che non usa l’affidamento allo Spirito come alibi per non muovere un passo, qui, sulla terra».