Sinodo. Il cardinale Dziwisz: annuncio del Vangelo, rivedere linguaggi e stili della comunicazione

2012-10-19 Radio Vaticana

A seguito delle profonde trasformazioni sociali che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del XX secolo, fu Giovanni Paolo II a creare l’espressione “nuova evangelizzazione”, indicando in essa la missione della Chiesa per il terzo millennio. Al microfono di Paolo Ondarza lo ricorda il cardinale arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz:

R. - Noi siamo molto grati al Santo Padre Benedetto XVI che ha pensato di ritornare a questa idea della nuova evangelizzazione, che è stata già annunciata, voluta da Giovanni Paolo II. Già a Cracovia, nel 1979, aveva parlato della nuova evangelizzazione, perché i cristiani si erano allontanati troppo da Gesù Cristo e dalla Chiesa. Bisogna promuovere la bellezza e l’importanza della fede e avvicinarsi di nuovo a Gesù Cristo. Sono contentissimo di essere qui al Sinodo. E’ un’occasione provvidenziale. Non è ancora troppo tardi per evangelizzare e si può arrivare al mondo, a tutto il mondo, non solamente ai cristiani. Penso che il mondo sia stanco e aspetti da parte dei vescovi del Sinodo una parola forte, bella, coraggiosa.

D. - Cuore della nuova evangelizzazione, è la famiglia, che attraversa un momento di crisi. Anche il Papa lo ha detto, aprendo il Sinodo: “Crisi della fede e crisi della famiglia sono legate”…

R. – Certamente. Questo è un problema soprattutto dell’Europa, perché in altri Paesi, al di fuori dell’Europa, la famiglia ancora regge. Anche in Polonia la famiglia è ancora forte. Ci sono problemi gravi, come il divorzio, ma tutto sommato la famiglia è ancora una realtà solida. In questo Sinodo si parla anche molto dei giovani e poi del mondo della cultura. In questo ambito c’è molto da fare. Il mondo della cultura ha, infatti, bisogno di una nuova evangelizzazione.

D. - E per quanto riguarda i giovani?

R. - I giovani sono aperti, domandano, e bisogna dargli risposte convincenti. Papa Giovanni Paolo II sapeva dare queste risposte. La gioventù, andava da lui e lo seguiva. Bisogna imitarlo, ma non è facile, perché lui aveva un carisma particolare con i giovani. Dobbiamo andare avanti e rispondere positivamente, presentando la Chiesa in modo nuovo, convincente, bello e attraente, perché la gioventù è molto aperta a tutto ciò che è bello e vero.

D. - La Chiesa deve rivedere il proprio modo di comunicare con i giovani oggi?

R. - Deve rivedere tutta la comunicazione con il mondo di oggi, non solamente con i giovani, ma con tutti. Bisogna riflettere sui modi di trasmettere la fede e con quale linguaggio.