Sinodo della Chiesa caldea. Il cardinale Sandri porta la benedizione del Papa

2013-01-28 Radio Vaticana

E’ iniziato ieri a Roma il Sinodo della Chiesa Patriarcale di Babilonia dei Caldei, convocato da Benedetto XVI per l'elezione del nuovo Patriarca che dovrà succedere al cardinale Emmanuel III Delly. Presiede il Sinodo il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Ieri mattina, mons. Enrico Dal Covolo, rettore magnifico della Pontificia Università Lateranense, ha proposto ai presuli elettori una meditazione sulla prima comunità di Gerusalemme, icona della Chiesa e di ogni comunità cristiana. Sergio Centofanti ha chiesto al cardinale Leonardo Sandri quali siano gli auspici del Papa per questo Sinodo:

R. – Sono quelli di realizzare nella comunione e nella missione la vita nuova della Chiesa caldea, con l’elezione del nuovo Patriarca. Il Santo Padre ha inviato la sua benedizione e segue da vicino questo Sinodo che segnerà il futuro della Chiesa cattolica caldea. In questo Sinodo abbiamo la presenza del piccolo mosaico della sofferenza del Medio Oriente: i vescovi dell’Iraq, e sappiamo bene tutto quello che hanno sofferto e che soffrono; due vescovi dell’Iran, i vescovi della diaspora – negli Stati Uniti, in Canada, in Australia – uno del Libano e infine quello della Siria, dove la sofferenza la tocchiamo tutti i giorni attraverso i mezzi di comunicazione. Quindi, questa Chiesa sofferente è riunita, illuminata dallo Spirito Santo, per scegliere il nuovo capo che la guiderà nella collegialità e nella sinodalità per i prossimi anni. E il Papa auspica che nell’Anno della Fede sia proprio un momento di crescita, che porti frutti dopo tante sofferenze e tanti dolori.

D. – Quali sono le principali sfide che dovrà affrontare la Chiesa caldea?

R. – Le principali sfide sono quelle della Chiesa in generale: la fede e, nel caso particolare della Chiesa caldea, ovviamente, una grande importanza è riservata al dialogo ecumenico e al dialogo interreligioso. La carenza di fede, perché i cristiani sono pochi e molti dei nostri hanno dovuto fuggire, migrare, andare altrove per cercare quella pace e quella sicurezza che mancavano nella loro patria. In questa situazione di violenza e di sofferenza, la fede si è affievolita. In quest’Anno della Fede, il Papa ci chiama proprio a rinvigorirla e a viverla con tutta l’intensità in modo tale che sia non soltanto una fede intellettuale, di parole, ma una fede di vita che si trasmette attraverso il proprio esempio e la propria testimonianza.

D. – Lei è stato recentemente in Iraq. Quali impressioni ha riportato?

R. – Le impressioni sono che nonostante tutto quello che noi apprendiamo dalle notizie, per la situazione di violenza e di terrorismo, c’è una Chiesa viva, la Chiesa in Iraq che si manifesta sia attraverso la Chiesa caldea sia attraverso la Chiesa siro-cattolica, sia attraverso la Chiesa latina. Ci sono i nostri fratelli che vivono il Vangelo, che cercano di mettere tutta la loro vita nelle mani del Padre, attraverso Gesù Cristo, nella comunione dello Spirito Santo. E questo l’ho visto nelle divine liturgie alle quali ho partecipato e che mi hanno veramente rincuorato nella speranza di un futuro migliore. E poi, la sensazione di vedere che appartengono con tutto il loro animo alla Chiesa universale, alla Chiesa cattolica; sentono l’abbraccio paterno del Papa, sentono la vicinanza di lui a loro e di tutti noi, che con la preghiera e con l’affetto li seguiamo sempre con tanta ammirazione e con tanta fraternità.

D. – Nei Paesi arabi sta soffiando un vento islamista. Quale dialogo è possibile, oggi, con il mondo musulmano?

R. – Intanto il dialogo al quale ci chiama il Concilio Vaticano II: dopo aver parlato dei nostri fratelli ebrei, parla anche – in primo luogo – dei musulmani e di coloro che appartengono ad altre religioni. Con i musulmani, noi condividiamo la fede nel Dio unico. Ma c’è un impegno comune che può essere abbinato anche a questa cosiddetta Primavera araba, che è quello di dare tutta l’importanza alla dignità della persona umana, a quella sua dignità che si manifesta nella sua libertà, specialmente nella libertà religiosa, nella difesa dei diritti fondamentali degli uomini e delle donne.

D. – Ma ci sono dei timori per il futuro tra i cristiani?

R. – I cristiani, vivendo in un Paese a maggioranza islamica, possono avere dei timori, ma non tanto a causa dell’islam, perché anche l’islam è una religione che vuole la concordia e la pace; tutto quello che è deformazione dell’islam, come la violenza o il voler imporre con la forza la propria religione, quello non ha nulla a che vedere con l’islam. Con l’islam autentico c’è possibilità di dialogo e di intesa.

Ultimo aggiornamento: 29 gennaio