Senza argini la violenza in Nigeria

2012-06-21 L’Osservatore Romano
Abuja, 21. Centocinquanta morti e almeno duecento feriti sono il tragico esito dell’ultima ondata di violenze che sta sconvolgendo questa settimana il  nord della Nigeria,  accrescendo le difficoltà del Governo federale e l’allarme della comunità Minibus dato alle fiamme nello Stato di Kaduna (foto Afp)internazionale.  Gli attentati di domenica contro tre chiese dello Stato di Kaduna,  rivendicati da Boko Haram, il gruppo terroristico di matrice fondamentalista islamica,  sono stati seguiti da  rappresaglie  e vendette tra le comunità musulmana e cristiana — sulle quali i vescovi nigeriani esprimono condanna e preoccupazione  — con un bilancio complessivo accertato di 108 morti. Tra  lunedì e ieri, inoltre,  quaranta persone, sei militari e 34  militanti di Boko Haram sono morti in scontri a Damaturu, la capitale  dello Stato  di Yobe.

I vescovi nigeriani hanno più volte ammonito sulla necessità di scongiurare che si imponga la strategia terroristica di Boko Haram volta a radicalizzare l’odio interreligioso. «Se alla violenza si risponde con la violenza si fa il gioco di chi vuole distruggere un Paese che senza il dialogo tra le religioni, i popoli e le culture non può esistere», ha detto all’agenzia Misma  padre Patrick Alumuku, responsabile delle comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Abuja.

Tra le iniziative internazionali relative alla situazione nel nord della Nigeria — e più in generale alle violenze contro i cristiani nel mondo —   c'è stata una mozione  presentata alla  Camera dei deputati italiana   contro  la persecuzione dei cristiani e a favore della libertà religiosa dovunque essa sia minacciata, firmata all'unanimità dai gruppi parlamentari.  La mozione impegna il Governo «ad assumere ogni iniziativa di competenza affinchè la persecuzione contro i cristiani sia considerata un’emergenza internazionale gravissima in ogni consesso internazionale e diventi oggetto di condanna esplicita e di interventi coordinati ed efficaci da parte delle autorità e delle organizzazioni sovranazionali».