Senza argini la violenza in Nigeria
Abuja, 21. Centocinquanta morti e almeno duecento feriti sono il tragico esito dell’ultima ondata di violenze che sta sconvolgendo questa settimana il nord della Nigeria, accrescendo le difficoltà del Governo federale e l’allarme della comunità
internazionale.
Gli attentati di domenica contro tre chiese dello Stato di Kaduna, rivendicati
da Boko Haram, il gruppo terroristico di matrice fondamentalista islamica, sono
stati seguiti da rappresaglie e vendette tra le comunità musulmana e cristiana
— sulle quali i vescovi nigeriani esprimono condanna e preoccupazione — con un
bilancio complessivo accertato di 108 morti. Tra lunedì e ieri, inoltre,
quaranta persone, sei militari e 34 militanti di Boko Haram sono morti in
scontri a Damaturu, la capitale dello Stato di Yobe.
I vescovi nigeriani hanno più volte ammonito sulla necessità di scongiurare che si imponga la strategia terroristica di Boko Haram volta a radicalizzare l’odio interreligioso. «Se alla violenza si risponde con la violenza si fa il gioco di chi vuole distruggere un Paese che senza il dialogo tra le religioni, i popoli e le culture non può esistere», ha detto all’agenzia Misma padre Patrick Alumuku, responsabile delle comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Abuja.
Tra le iniziative internazionali relative alla situazione nel nord della Nigeria — e più in generale alle violenze contro i cristiani nel mondo — c'è stata una mozione presentata alla Camera dei deputati italiana contro la persecuzione dei cristiani e a favore della libertà religiosa dovunque essa sia minacciata, firmata all'unanimità dai gruppi parlamentari. La mozione impegna il Governo «ad assumere ogni iniziativa di competenza affinchè la persecuzione contro i cristiani sia considerata un’emergenza internazionale gravissima in ogni consesso internazionale e diventi oggetto di condanna esplicita e di interventi coordinati ed efficaci da parte delle autorità e delle organizzazioni sovranazionali».




