S.Egidio: Papa in Myanmar ha avviato l’inclusione dei Rohingya

2017-12-05 Radio Vaticana

di Alessandro Di Bussolo

L'inclusione dei Rohingya è stata avviata dalla presenza del Papa in Myanmar: ne è convinto Alberto Quattrucci, inviato della comunità di sant’Egidio nei campi profughi Rohingya in Bangladesh. “Dopo le sue parole pubbliche e gli incontri privati durante il viaggio in Myanmar, alla conferenza di pace di Panglong, a fine gennaio 2018, i rappresentanti dei musulmani del Rakhine dovranno essere presenti”

“In Myanmar non ho detto quella parola (Rohingya, n.d.r) per non sbattere la porta in faccia, ma ho avuto così la soddisfazione di dialogare, di far parlare l’altro, di dire la mia e così il messaggio è arrivato”. Così Papa Francesco nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Dhaka, rispondendo ad una domanda sulla crisi umanitaria dei profughi Rohingya costretti a fuggire dal Myanmar in Bangladesh. E Alberto Quattrucci, inviato della Comunità di Sant’Egidio nei giganteschi campi profughi di Cox’s Bazar, al confine con l’ex Birmania  è convinto che il Papa sia riuscito a far arrivare il suo messaggio sia con il forte ed esplicito discorso di giovedì pomeriggio nel palazzo presidenziale di Dhaka, sia nei tre giorni in Myanmar.

“Anche a Yangon e Nay Pyi Taw Francesco è stato molto chiaro – ci dice - dal punto di vista della strategia della pace e del dialogo. Ha posto le basi di un processo democratico. Il fatto che abbia incontrato innanzitutto il capo delle Forze armate, coinvolgendolo in qualche modo in questo processo di democrazia, pur complicatissimo, che però deve andare avanti, è stato un segno molto positivo”.

Alberto Quattrucci, a Dhaka nei giorni della visita del Papa, è ora nei campi di Cox’s Bazar a portare gli aiuti, in medicinali, macchinari sanitari, e alimenti, raccolti dalla Sant’Egidio.

“Ricordiamo anche che per la prima volta il Consigliere di Stato Aug San Suu Kyi ha parlato di questi migranti che sono fuggiti dallo stato del Rakhine, non l’aveva mai detto in maniera così esplicita. Quindi – prosegue Quattrucci – anche se in Myanmar Francesco non ha detto la parola Rohingya, in realtà ha fatto molto di più, ha creato in processo di democrazia che in qualche modo sta andando avanti, puntando all’incontro di Panglong della fine del prossimo gennaio del 2018 come di un momento chiave in cui anche  i rappresentanti dei Rohingya, come una delle tante etnie presenti in Myanmar, dovranno essere inclusi”.

I profughi incontrati e abbracciati dal Papa a Dhaka venerdì sera, al termine dell’incontro interreligioso, sono arrivati dal campo di Batuka. “Sono tre famiglie fuggite da appena 4 settimane dal Myanmar – racconta l’inviato della Sant’Egidio - una bambina che ha perso i genitori, due anziani soli, e  molti altri bambini, che sono la maggioranza dei rifugiati Rohingya. Quattrucci è convinto che l’incontro di Dhaka, le parole e i gesti del Papa che ha chiesto perdono per l’indifferenza del mondo al dramma dei Rohingya,  possano “segnare una svolta nella decisione della politica internazionale di non chiudere più gli occhi di fronte a questo dramma”.

Ascolta l'intervista a Alberto Quattrucci:

(Da Radio Vaticana)