Scola: Papa insegna che con Dio pentirsi conta più del peccare

2016-01-24 Radio Vaticana

Nei giorni scorsi, presso il Cineteatro Stella di Milano, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo della diocesi ambrosiana, è intervenuto alla presentazione del volume di Papa Francesco "Il nome di Dio è Misericordia. Una conversazione con Andrea Tornielli ". Fabio Colagrande ha chiesto al porporato quali aspetti del libro lo abbiano colpito di più:

R. – E’ la natura profonda di un racconto, una testimonianza da parte del Santo Padre, in cui emergono delle dimensioni umanissime, legate alla misericordia di Dio. Molto mi hanno impressionato le sue considerazioni su come il Dio buono e Padre ci raccoglie anche a partire dal nostro peccato, se domandiamo perdono. Le considerazioni che il Santo Padre sviluppa sulla confessione, ma in particolare la forte centratura sulle figure di Santi e sulle sue esperienze personali di incontro, anche con gente molto umile, che – lui dice – lo hanno aperto e spalancato a capire il valore della realtà grande, del dono grande della misericordia e la sua capacità di far emergere la verità dell’uomo, vincendo e sconfiggendo nell’uomo il male. Questo è ciò che mi ha colpito di più.

D. – Il Papa scrive che la nostra epoca è un tempo opportuno proprio per riscoprire la misericordia, perché oggi si è smarrito il senso del peccato, ma allo stesso tempo lo si considera spesso imperdonabile…

R. – Certo, questi sono due limiti che lui vede, anche all’interno della comunità cristiana. E proprio per questa ragione sottolinea molto questo fatto impressionante: Dio parte dal punto in cui noi paradossalmente col peccato ci poniamo più lontani da lui e viene a riprenderci, a tirarci fuori, se siamo appena appena disponibili con la sua misericordia. “La misericordia c’è – dice il Papa – ma bisogna che noi accettiamo di fare questo passo di fronte all’abbraccio del Padre”. Quindi, il fattore che può sembrare allontanarci di più da Dio, che è il peccato, se è riconosciuto diventa l’occasione cui Dio si serve per riportarci a Lui. Questa cosa mi impressiona molto, così come mi impressiona l’affermazione che Dio cerca sempre lo spiraglio attraverso il quale insinuarsi nel nostro cuore, nella nostra mente e farci vedere la tenerezza profonda che apre a una serenità, a una pace che ci può far guardare il futuro – anche in una società complessa come la nostra – con grande speranza.

D. – E, infatti, il Papa ripete più volte che il Signore ci anticipa, ci attende sempre…

R. – Laddove noi arriviamo, Lui è già presente. E questo è molto importante. Un ultimo aspetto che mi ha colpito molto è che lui identifica molto bene la moralità, l’essere morali, con la capacità di ripresa: qualunque sia la lontananza in cui ci siamo messi, attraverso il peccato, la misericordia ci consente sempre di riprendere. Il male vinto da Gesù può consentire a noi, che cadiamo nel peccato, di ripartire. Ecco, questo tema della ripresa, che è più importante dell’impeccabilità, secondo me è una nota che dà grande speranza ai cristiani. Può dare grande speranza a noi cristiani...

(Da Radio Vaticana)