Sant'Egidio: tutelare la vita di un condannato è difendere la vita di tutti

2017-11-28 Radio Vaticana

di Amedeo Lomonaco

“Difendere la vita di un condannato è difendere la vita di tutti, anche la mia, anche la nostra, è difendere la bellezza e l'onore del vivere''. Con queste parole Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant'Egidio, ha aperto stamani a Roma, presso la Camera dei Deputati, il X Congresso Internazionale dei ministri della giustizia incentrato sul tema: “Un mondo senza la pena di morte”. Marco Impagliazzo ha anche ricordato che, tra i ministri della giustizia presenti all’iniziativa, spicca la testimonianza del Marocco:

“È molto interessante la presenza del Marocco. Sono interessanti le parole del ministro della giustizia del Marocco, uno Stato mediterraneo, musulmano e arabo. Ha indicato la via attraverso la quale questo Paese sta lavorando, già con dei passi molto concreti, per l’abolizione della pena di morte. È un’apertura, una breccia per tutti quei Paesi musulmani che ancora la applicano. Ormai è stato largamente dimostrato che la pena di morte non serve a combattere i crimini, tanto meno il terrorismo, laddove abbiamo dei terroristi che seminano morte e poi si suicidano. La vera risposta è quella di difendere la vita a tutti i livelli e di incrementare il sistema giudiziario perché possa affermarsi una giustizia riparativa. Quello da fare è un lavoro culturale nella società, perché la violenza crea solo violenza. La Comunità di Sant’Egidio è impegnata in tanti Paesi del  mondo. E questa non è una battaglia ideologica. E' uno stare accanto alle persone che soffrono. La battaglia contro la pena di morte è uno stop ad una mentalità violenta”.

Numero di esecuzioni capitali in calo
Durante il convegno, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, il presidente della Commissione Affari sociali, Mario Marazziti, ha ricordato che lo scorso anno solo in 23 Paesi al mondo si sono registrate delle esecuzioni capitali. Botswana e Nigeria hanno eseguito le loro prime condanne a morte dal 2013. Gli Stati Uniti, per la prima volta da molti anni, non risultano tra i primi 5 Paesi. Complessivamente, tra il 2015 e il 2016, c’è stato un calo del numero di esecuzioni capitali del 37 per cento.  In controtendenza l’Iraq dove, lo scorso anno, è stato più che triplicato il numero di esecuzioni. Anche se la pena di morte - ha aggiunto Mario Marazziti - sta diventando “uno strumento del passato”, sono ancora molteplici i segnali preoccupanti del nostro tempo.

R. - Viviamo un tempo che alcuni vorrebbero sia quello della paura e del terrorismo. Abbiamo nel mondo un traffico di droga che coinvolge 250 milioni di utilizzatori. Ci sono gli attentati suicidi. Chi chiede la pena di morte contro tutto questo, sta usando un dito per chiudere l’acqua di un fiume che ci dovrebbe travolgere.

D. - Rispondere, come si è fatto in Iraq, con le esecuzioni capitali, vuol dire fare il gioco del sedicente Stato islamico …

R. – Credo che quando c’è il terrorismo è suicida, vuole diffondere paura e immagini di morte, amministrare la morte è solo moltiplicare quella cultura. La stessa cultura del terrorismo islamico. L’unica risposta è di non cadere nella trappola dello Stato islamico, del califfato e abbassare il tono della violenza.

D. - A proposito di violenza, lei oggi ha rinnovato un appello alle case farmaceutiche …

R. - L’iniezione letale è il metodo considerato più pulito per dare la pena di morte. Sembra che non faccia male. Sembra che si muoia nel silenzio e senza dolore. In realtà si esplode dentro, anche con l’impossibilità di esprimere il dolore. Oggi si stanno usando farmaci per gli animali, dosi mai sperimentate sugli umani. E stanno accadendo cose mostruose come esecuzioni che durano 45 minuti. Faremo un appello a tutto il mondo di Big Pharma perché si costruiscano sanzioni tutte le volte che un farmaco, costruito per la vita, finisce nel braccio della morte.

Il contributo dell’Italia nella lotta contro la pena di morte
“In un mondo minacciato dal terrorismo e segnato da una crescente domanda di sicurezza da parte dei cittadini c’è il rischio di considerare la pena di morte una questione secondaria rispetto ai grandi temi. Ma dire sì alla pena di morte significa scordarci dei valori che ci rendono esseri umani”. E' quanto ha dichiarato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sottolineando che per l’Italia l’abolizione della pena di morte è un perno della politica estera:

R. - L’Italia è in prima linea nella battaglia per la moratoria sulla pena di morte e per l’abolizione. Nel corso di questi anni, dal 2007 in poi, ha fatto un lavoro importante per far crescere il fronte dei Paesi che sostengono questa posizione. Naturalmente resta ancora moltissimo da fare. E mentre compiamo questo sforzo, io credo che sia anche importante costruire una cooperazione internazionale sul fronte della repressione dei fenomeni criminali. Si deve evitare che  la paura, in qualche, modo possa spingere nella direzione di una possibilità di reintrodurre la pena di morte in Paesi che l’hanno abolita.

D.  – Bisogna anche avere la responsabilità di un’informazione corretta, di far luce laddove ci sono violenze, torture…

R.  – Noi dobbiamo avere la cura, la forza e l’attenzione - come istituzioni, come soggetti sociali e anche come mezzi di informazione - di spiegare che la violazione dei diritti umani è un contagio. Affermare che ovunque si violi la dignità di una persona c’è qualcosa che ci riguarda, è il modo di combattere questo tipo di indifferenza. Soprattutto io credo si debba fare raccontando le storie dei singoli, perché talvolta i numeri e le statistiche tendono a spersonalizzare questo fenomeno. E’ importante, invece, raccontare di chi viene ucciso con l’utilizzo della pena di morte, quali sono i diritti di cui sono privati bambini, donne, persone vulnerabili.

In aumento esecuzioni extragiudiziali e linciaggi
Forte preoccupazione è stata inoltre espressa per l’aumento delle esecuzioni extragiudiziali, spesso nei confronti di persone accusate di reati legati alla droga, e dei linciaggi, conseguenza di una giustizia “fai da te”. Un altro fenomeno che suscita allarme è il numero, sempre più elevato, di armi in circolazione. Durante il Congresso è stato infine ricordato che il prossimo 30 novembre – giorno in cui si commemora la prima abolizione della pena di morte, nel 1786, nel Granducato di Toscana – migliaia di città illumineranno i loro monumenti.

(Da Radio Vaticana)