San Leopoldo Mandić: la tenerezza di Dio nel confessionale

2016-02-02 Radio Vaticana

San Leopoldo Mandić, le cui spoglie arriveranno domani a Roma in occasione del Giubileo della Misericordia e saranno esposte nella Basilica Vaticana dal 5 all'11 febbraio, è nato in Dalmazia nel 1866, è vissuto per 30 anni nel Convento dei Cappuccini di Padova e qui è morto nel 1942. Ha donato tutta la vita al Sacramento della Riconciliazione. Sul suo carisma, ascoltiamo padre Flaviano Giovanni Gusella, rettore del Santuario di San Leopoldo Mandić di Padova, al microfono di Sergio Centofanti:

R. – Padre Leopoldo è stato additato dai Papi che lo hanno beatificato e canonizzato – Paolo VI e San Giovanni Paolo II – con un duplice carisma: quello di essere ministro straordinario, “eroico ministro della Riconciliazione” - sono le testuali parole usate nelle omelie di Beatificazione e di Canonizzazione - e nello stesso tempo profeta dell’ecumenismo spirituale. Padre Leopoldo era una persona dotta, sapiente, intelligente, una persona soprattutto che aveva tanto cuore verso i peccatori.

D. – Che cosa insegna oggi padre Mandić ai confessori?

R. – Certamente la disponibilità. Padre Leopoldo era in confessionale tutto il giorno: dalla mattina presto alla sera tardi. Se c’è una cosa che chiedeva ai superiori era quella di poter sforare anche oltre gli orari stabiliti per i confessori: la sua totale disponibilità e la fedeltà al suo ministero e al suo carisma. Ecco credo che sia questo, perché a volte, da parte di molti penitenti, si sente oggi il bisogno, il desiderio, di incontrare e di trovare lì – come dice Papa Francesco nella Bolla di Indizione del Giubileo della Misericordia – il confessore che ti aspetta, ti accoglie, non si spazientisce, e che è pronto ad accogliere te come immagine di Gesù Buon Pastore. Credo che questo sia l’atteggiamento di base fondamentale per i confessori. E poi, sempre come dice Papa Francesco nella Bolla per il grande Giubileo della Misericordia, questa capacità di essere volto misericordioso, tenero, dolce, paterno nei riguardi di coloro che si accostano al Sacramento della Riconciliazione. Così come ha fatto il Padre della parabola del Figliol Prodigo.

D. – E che cosa dice a chi si accosta al confessionale?

R. – Padre Leopoldo invita alla fiducia. “Abbia fede, abbia fiducia - diceva - non abbia paura. Vede, anch’io sono un peccatore come lei. Se il Signore” - lo chiamava il “Padrone Iddio – “non mi tenesse una mano sulla testa, farei come lei e anche peggio di lei”. Padre Leopoldo invita ad avere questa fiducia straordinaria in un Dio che è solo amore, solo perdono, solo capacità di accoglienza, tenerezza, che ha il desiderio più grande di riabbracciarci come suoi figli. Non importa i peccati né gli sbagli. Dio vede il nostro desiderio di riprenderci, di cambiare vita, di riconciliarci. E questo gli basta.

D. – Ci può raccontare un aneddoto della vita di padre Mandić?

R. – Quando ha conquistato un penitente nel suo confessionale, una persona di Padova, che da tanto non si confessava. Padre Leopoldo uscì dal confessionale e, privilegiando lui rispetto ad altri, gli disse: “Venga, venga lei signore”. Questo tale, che non frequentava il confessionale da tanto tempo, entrò nel piccolo confessionale – quello che c’è ancora oggi e che è rimasto intatto dopo il bombardamento del 1944, come del resto padre Leopoldo aveva previsto – e non sapeva dove mettersi. Si sedette allora nella poltroncina riservata al confessore. Padre Leopoldo, senza dire niente, si inginocchiò davanti a lui e ascolto così, in ginocchio, la confessione del suo penitente. Poi il penitente probabilmente si rese conto di aver sbagliato, chiese scusa, e padre Leopoldo lo congedò con un sorriso larghissimo, senza fargli pesare quell’errore. Quel tale poi disse: “Questo gesto mi ha profondamente conquistato”. E da allora diventò penitente abituale di padre Leopoldo.

(Da Radio Vaticana)