"Roma: la Chiesa nella Città": solidarietà e tutela della salute a Trastevere - Senza chiedere in cambio - Parla Tiziana Grassi

A Roma, in Trastevere, ci si prende cura degli immigrati dal punto di vista della tutela della salute e dell'integrazione. Accade nella sede dell'ex San Gallicano, ora Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP). Tiziana Grassi, giornalista,  si occupa dell’ufficio stampa dell’Istituto Nazionale  (INMP), ha lavorato per Rai International per dieci anni, realizzando programmi di servizio per gli italiani all’estero. Ed ha coordinato, tra l’altro, il Dizionario della Migrazione italiana all’estero opera che ha visto coinvolta la Fondazione Migrantes. “Curare i programmi per Rai International mi ha permesso di avere un approccio più consapevole oggi che sono referente per la stampa per l’INMP, ente pubblico nazionale che afferisce al Ministero della Salute”, ci dice nel corso della puntata di “Roma: la Chiesa nella Città” di mercoledì 9 agosto. La trasmissione, che va in onda in collaborazione con l’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato, è preparata e condotta da Fabrizio Mastrofini. Ed ha una sua pagina Facebook.

Con Tiziana Grassi ospite in studio abbiamo l’opportunità di parlare di migrazioni, da quelle degli italiani all’estero, ai flussi di oggi. E possiamo parlare di una straordinaria opera di accoglienza e promozione e tutela della salute, che ha come perno il complesso dell’ex San Gallicano, a Trastevere, cioè l’attuale Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP), Ente del Ministero della Salute.

“Roma – osserva con lucidità Tiziana Grassi – è storicamente per sua natura una città di accoglienza, ecumenica. Oggi ancora in maniera più forte vive la dimensione dell’accoglienza. All’INMP abbiamo l’approccio verso le culture e le diversità a livello antropologico. I nostri medici e mediatori culturali lo esperiscono co n il lavoro che viene svolto e tocchiamo la complessità e la trasformazione epocale. L’incontro con l’altro ci arricchisce tutti. Pensiamo al quartiere Esquilino, dove ci sono belle esperienze di integrazione, come tutti i quartieri limitrofi alle stazioni ferroviarie, in analogia con quanto accade nei porti. Penso che Roma viva in maniera molto matura questi aspetti, come del resto il nostro paese vive storie di accoglienza, interazione e solidarietà con le persone immigrate”.

Dai programmi per gli italiani all’estero alla comunicazione agli italiani in Italia: come cambia il tuo lavoro? – le chiediamo.

“L’INMP è centro di riferimento per la rete nazionale per le problematiche di assistenza ai migranti, nonché centro nazionale per la mediazione transculturale in campo sanitario. Per prendere in carico non basta l’aspetto linguistico ma l’universo culturale, per la sintomatologia che tali persone esprimono. Comunicare con gli italiani emigrati: essere stata 10 anni a Rai International mi ha permesso di parlare con le persone, entrando in dialogo e in rapporto di fiducia, partecipando dal di dentro e da vicino le problematiche con le persone. Lo stesso mi accade con l’INMP, avendo contatto diretto con i pazienti: rifugiati, migranti, richiedenti asilo. E parlare con loro significa condividere, ascoltare le loro storie, la loro sofferenza. Pensiamo al lutto migratorio: la devastazione e il cambiamento avvenuto nelle vite di tali persone. Tutto va trasferito come bagaglio di dialogo e conoscenze, va trasferito ai giornalisti che devono raccontare dell’Istituto, dei progetti di medicina sociale, anche insieme agli italiani che vengono da noi. La sfida è trasferire con garbo e rispetto il patrimonio delle persone e contrastare la tentazione del giornalismo della cattiva notizia o della notizia spot. Qui dobbiamo raccontare i casi di buona sanità come è l’INMP che è stato considerato un’eccellenza dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”.

L’emigrazione è un fenomeno complesso: il passato dell’emigrazione italiana ci fornisce delle chiavi per capire il presente di chi viene in Italia?

“Dobbiamo recuperare la categoria della solidarietà e della comune appartenenza al genere umano. È la persona al centro, con i suoi bisogni, istanze, e dolore. Persone che fuggono da situazioni difficili, allora la nostra postura mentale deve cambiare. Chi lasica il proprio paese lascia la madre naturale, la madre terra, la madre lingua. Lascia tutti i riferimenti che consentono di andare avanti: ecco il senso di vuoto, di lacerazione, di lutto migratorio. Nel lungo periodo sappiamo che a livello evoluzionistico siamo figli, oggi, di processi migratori e c’è qualcuno più nativo di noi. Dobbiamo mettere da parte l’orgoglio etnocentrico e culturale. All’estero 100 anni fa gli italiani sono stati definiti col repertorio più bieco, comportamentale e lessicale, dei paesi di arrivo. E non è stato facile superarlo. Oggi gli altri vengono da noi e dobbiamo ricordare il passato. La flessibilità, il comportamento migratorio, è radicato nella storia dell’umanità. Dobbiamo ricordarlo. Per noi dobbiamo ricordare che sono partiti in 27 milioni di italiani e oggi ci sono 100 milioni di oriundi nel mondo. Il Dizionario che ho curato si dedica a spiegare il fenomeno ed è dedicato a tutti loro, dalla storia alla onomastica, le Regioni, le zone di partenze e destinazioni, le storie, anche le tragedie. Abbiamo provato a dare un panorama, insieme alla Fondazione Migrantes, al prof. Enzo Caffarelli direttore editoriale, pubblicata insieme a Ser Italia Ateneo. È una pagina di storia italiana che non va marginalizzata”.

Tra i progetti futuri, uno è molto importante: stai curando un volume sulle “buone pratiche” cioè sui progetti riusciti. Cosa puoi dirci?

“L’INMP ad esempio è una eccellente pratica di accoglienza, cura e assistenza ed è a Trastevere nel centro di Roma ed è Ente pubblico del Sistema Sanitario Nazionale. In questo momento in cui sembra perduto il senso di comunità e solidarietà fondativo dell’Unione Europea, occorre recuperar e il dialogo e la conoscenza dell’altro per abbassare paure e tensioni sociali. E in questo volume vogliamo inserire esempi di accoglienza riuscita, elencando almeno una parte di quanti, tutti i giorni, si impegnano per aiutare e accogliere l’altro. Non solo prima accoglienza ma anche integrazione nel territorio nazionale”.

Ed è un tema che non si esaurisce nello spazio di una trasmissione. Però ci ritorneremo. Grazie ai nostri ascoltatori e alle nostre ascoltatrici.

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