Roma: la Chiesa nella Città. San Giovanni Battista de Rossi: radicati nel contesto sociale. Parla il parroco don Pecchielan

Incontro don Mario Pecchielan, parroco di San Giovanni Battista de Rossi a via Cesare Baronio, zona Est di Roma. Prima però ricordo che questa trasmissione, curata e condotta da Fabrizio Mastrofini, insieme all’Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, ha una sua Pagina Facebook.

«La parrocchia conta 25 mila abitanti, un quartiere di ceto medio con molte famiglie anziane. Ora cominciano ad arrivare anche dei giovani e dunque abbiamo un certo ricambio. La parrocchia è nata nel 1940 ed oggi cerchiamo sempre di più di essere luogo di riferimento e aggregazione. Non solo ‘fontana del villaggi’ come diceva Giovanni XXIII ma anche luogo di irradiazione del Vangelo».

«La gente che vive la secolarizzazione ha difficoltà di inculturare il Vangelo. Però vedo che da un punto di vista umano c’è tanta solitudine e c’è un bisogno di verità e di riscoprire il senso della vita. Cerchiamo di intercettare anche un bisogno di comunione: nella grande città e nei condomini si vive una condizione di anonimato. La parrocchia come luogo di comunione diventa interessante ed attraente».

«Abbiamo fatto una scelta chiara: in uscita verso le famiglie. Abbiamo recepito lo stimolo di Papa Francesco. In realtà abbiamo cominciato dal Giubileo del 2000 con una apertura verso il quartiere. Quest’anno andiamo verso le famiglie. In pratica andiamo a visitare le famiglie, nelle loro case, a partire dalle famiglie più giovani che hanno chiesto il battesimo dei figli. Come parroco ed insieme ai miei collaboratori e catechisti andiamo nelle case dei battezzati, dei cresimandi, dei ragazzi della Prima comunione, delle coppie sposate nel corso dell’anno. Ogni sera usciamo e andiamo. È molto gradita la nostra presenza e per noi è un arricchimento di conoscenza e di approfondire le relazioni. La parrocchia vuole diventare famiglia di famiglie».

Quali stimoli lei riceve?

«Per me in quanto pastore è importante conoscere il mio gregge. È una conoscenza non formale, nelle case le persone si confidano, si crea un clima positivo. Questo mi permette di calibrare le iniziative pastorali, conoscendo problematiche e bisogni».

Altri gruppi e iniziative?

«Abbiamo diverse iniziative caritative. Una in particolare il giovedì quando andiamo nelle stazioni Tuscolana, Termini e Ostiense, a portare conforto ed un pasto caldo. Prepariamo circa 600 pasti preparati nel pomeriggio del giovedì e alla sera un gruppo di 60 volontari si divide tra le stazioni. Abbiamo anche un servizio docce e di cambio abito. Nell’inverno nella Casa della Carità accogliamo otto persone. La Casa è nei locali della parrocchia, al centro, ed è il locale più accogliente».

«Evangelizzazione e promozione umana sono legate. Il Vangelo è carità, è misericordia: non c’è uno stacco tra evangelizzazione e promozione umana bensì una continuità nel tendere la mano verso chi ha bisogno». E in questo senso, aggiunge don Pecchielan, «l rapporto con i laici è tutto. La comunità è fatta da loro. Noi sacerdoti siamo gli animatori e i laici formano l’architrave della vita parrocchiale».

Il sacerdote si protende verso gli altri. Come fronteggia la fatica e lo stress di fronte ai problemi delle persone?

«Fondamentale è una vita spirituale profonda. Vivendo una profonda vita interiore senza farsi troppo prendere dal fare, ti posiziona nella giusta dimensione dei problemi. Dobbiamo lavorare e fare del nostro meglio sapendo che noi siamo i seminatori; sarà il Signore a far crescere le persone al di là delle statistiche e di quello che possiamo rilevare. A volte ci troviamo di fronte a belle sorprese. E così dobbiamo saper anche rispettare i tempi degli altri. Questa consapevolezza aiuta a vivere un equilibrio personale. Si tratta sempre di accettare la logica di Dio e il suo modo di condurre le persone».

Lei è Prefetto della 19esima Prefettura. Vuol dirmi qualcosa?

«La Prefettura serve a darci una mano uno con l’altro. Ci incontriamo noi parroci ma cerchiamo di far incontrare i laici. Abbiamo creato un consulta per la pastorale familiare per le nostre 13 parrocchie. Abbiamo creato un Centro per rilanciare le tematiche culturali alla luce della fede. La Prefettura cresce sia nel rapporto con i sacerdoti sia con i laici. Il Centro culturale vuole far diventare le nostre parrocchie luogo anche di cultura, per aiutare i laici ad incarnare il Vangelo e confrontarsi con i problemi e le sfide di oggi. C’è una equipe con rappresentanti delle 13 parrocchie e con loro stiamo facendo un calendario di temi. Abbiamo fatto ad esempio un incontro sui social e c’è stata grande partecipazione e interesse. Vogliamo mettere su una scuola di formazione alla Dottrina sociale, per i giovani, per preparare ad un impegno sociale. Dobbiamo lavorare in questo senso per non annunciare un Vangelo fuori dalla storia. Dobbiamo formare cristiani che ogni settimana possano incarnarsi nella realtà».

L’atteggiamento che funziona è dunque il dialogo e l’accoglienza. Come si fa? Non si impara in seminario...

«Quando uno esce dal seminario ha un suo normale idealismo. Poi si impara nella pratica ad accogliere le persone come sono, con i loro limiti e a volte con le loro spigolosità. Occorre imparare ad accettare le persone. L’ho imparato. Nei primi anni ero più rigoroso; ora so essere più misericordioso e paziente. Ho imparato a cogliere il positivo che esiste al di là degli schemi mentali, anche dei miei".

Dopo don Mario Pecchielan la trasmissione prosegue dando la parola al prof. Raffaele Mantegazza, pedagogista, docente a Milano, che ci spiega il significato del suo ultimo libro: «Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia» (Edizioni Dehoniane, Bologna, 144 pagine, euro 12,50).

La Bibbia è un libro giovane; richiede un rinnovamento dell’anima e del mondo che è proprio della gioventù, richiede cuori e occhi giovani per essere letta e interpretata, insieme ovviamente agli adulti e agli anziani. E la Bibbia è piena di figure giovanili, sia dal punto di vista anagrafico, sia dal punto di vista dell’atteggiamento del cuore. Questo libro racconta le storie di alcuni di loro cercando di agganciarle ai problemi e alle sfide dei ragazzi di oggi: dal rapporto tra fratelli narrato dalla vicenda di Esau e Giacobbe, alla questione del potere che affascina il giovane Davide; dalla forza di resistenza dell’adolescente Daniele alla bellissima vicenda del ragazzo Tobia che compie un vero e proprio viaggio di iniziazione, all’amore giovanile dei due protagonisti del Cantico dei Cantici. Analizzare i desideri, le speranze e le paure di questi giovani narrati dal testo biblico può aiutare i ragazzi e le ragazze di oggi a capire come la gioventù sia anche uno stato d’animo oltre che una età della vita; e soprattutto a comprendere come crescere possa essere una bella avventura perché la Bibbia è anche piena di figure adulte forti, autorevoli e bellissime. La Bibbia è un libro giovane che fa crescere. La speranza è che, chiuso questo librettino, sempre più ragazzi e ragazze aprano il testo sacro; per trovare se stessi e gli altri e per capire che non c’è età per legger queste straordinarie storie; che per immergersi in esse non vale l’alibi “sono solo un ragazzo”.

Grazie dell’ascolto. È tutto. Alla prossima.