Don Paolo Salvini (San Fulgenzio, Roma): attenti alla fede ed alla realtà difficile di Roma, seguendo il Papa

Papa Francesco visita le parrocchie di Roma - l'ultima alla Borgata Ottavia domenica 12 marzo - e la trasmissione “Roma: la Chiesa nella città”, che va in onda il mercoledì sui 105 FM, nella puntata dell '8 marzo  è andata a trovare un parroco romano, per parlare dell'incontro del Papa con i "suoi" parroci, con i parroci romani, avvenuto il 2 marzo nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Il programma è in collaborazione con l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, è ideato e condotto da Fabrizio Mastrofini. Nella puntata dell’8 marzo incontriamo don Paolo Salvini, parroco a San Fulgenzio, Settore Ovest, via della Balduina. Don Paolo ha 55 anni, sacerdote da 29 e da 5 anni parroco a San Fulgenzio ed era tra i parroci in San Giovanni e con lui commentiamo alcune tematiche toccate dal Papa.

La trasmissione ha una sua pagina Facebook.

Ripercorriamo alcuni momenti della meditazione di Papa Francesco ai parroci romani. Introducendo il tema generale della meditazione Papa Francesco ha parlato dell’importanza del progresso nella fede e della fede nella vita del sacerdote. Se la fede non matura – dice – la vita sacerdotale è a metà e non sa generare fede negli altri.

“La fede – precisa don Paolo – non è un patrimonio intellettuale; si esprime con concetti tuttavia è l’esperienza di fiducia che ciascuno di noi mette in campo quando siamo sollecitati e alla prova. Nella vita di un sacerdote ci sono tutti i giorni incontri e la conoscenza di situazioni; siamo sollecitati nella nostra fiducia e il Papa ci invita a cogliere cosa possiamo esprimere in vista del bene, per riconoscere nell’altro la presenza del Signore. Anche i momenti di blocco fanno parte di un percorso e superandoli si cresce”.

Quali sono le sfide principali che lei vive in un quartiere residenziale come questo?

“Per me e per il consiglio pastorale uno dei temi al centro dell’attenzione è la trasmissione della fede ai giovani. E la comunicazione della fede ai più grandi, che sono una presenza molto esigua nel nostro contesto. Gli scout raccolgono giovani da un territorio più vasto però nell’ambito strettamente parrocchiale abbiamo il compito di trasmettere la fede ai giovani, a chi verrà dopo di noi. Un altro motivo di riflessione riguarda la città in cui viviamo. Siamo in un quartiere abitato da persone che nella società hanno uno spazio rilevante. Allo stesso tempo vediamo la difficoltà morale che vive la città, con la presenza delle mafie, la corruzione che non è un fenomeno marginale. Ci interroghiamo su come la comunità cristiana possa incidere e dare un contributo alla qualità della vita nella nostra città”.

Parlando a braccio il Papa ha spiegato come Cristo sia il perno, e come il punto fermo della Croce sia analoga all’azione del giocatore di basket che si ancora a terra inchiodando il suo piede per sviluppare l’azione successiva. Una fede solidamente fede e incarnata in un territorio.

“L’immagine del Papa è dinamica – dice don Paolo – e mi sembra che rispetto a situazioni scoraggianti sul piano sociale o sulla difficoltà di comunicare con i giovani, ecco che la memoria di Gesù che offre la sua vita in un momento in cui dare la vita sembra inutile, è un motivo si fiducia. È motivo di tornare alle difficoltà e continuare lì a cercare quale sia il bene possibile e cosa il Signore ci chiede di fare”.

Si può col Vangelo provocare un cambiamento nelle persone?

“Accade più facilmente nell’interazione interpersonale; se la persona si apre abbiamo già un varco per inserirci. Altrimenti abbiamo la predicazione e attraverso il Vangelo si mostra come ci sia una maniera migliore mentre la via dell’illegalità e del fare per sé a danno degli altri, è un inganno. Non è via di vita per gli altri cui facciamo danno ma neanche per noi. Nella predicazione cerco di mostrare come la via del Vangelo sia bella e ci porti a vivere meglio. Poi nei rapporti personali più stretti e diretti è sempre possibile innescare un cambiamento perchè il perno è sempre la Croce del Signore e la speranza del futuro”.

In un terzo passaggio Papa Francesco parla della crescita della fede di san Pietro, perdonato per la sua infedeltà attraverso lo sguardo di Gesù. Tuttavia senza tentazione, nota il Papa, non si progredisce nella fede.

“E’ facile perdonare – commenta don Paolo – se noi stessi abbiamo compiuto lo stesso percorso. La tentazione di Pietro è pensare di non poter venire perdonato, sentirsi fuori gioco rispetto al servizio verso gli altri. Invece Gesù conferma Pietro: il servizio ai fratelli è quanto Gesù chiede ed il tradimento non toglie la possibilità di venire perdonato, anzi cominciare una fase nuova. In questa situazione Pietro inizia una fase più impegnativa e ha la tentazione di sentirsi indegno ed incapace. Se provo la stessa esperienza del perdono ricevuto, su cui si innesta una chiamata, allora sarà possibile annunciarlo e testimoniarlo agli altri. Anche nelle situazioni dolorose o di scoraggiamento”.

Infine l’invito a visitare la parrocchia di san Fulgenzio: si tratta di un piccolo edificio, quasi nascosto, molto raccolto, con il tetto in legno, una parrocchia molto caratteristica nella parte alta di via della Balduina. Infatti – nota don paolo Salvini – l’edificio nasce 80 anni fa quando la zona era piena campagna. E mantiene tali caratteristiche oggi in mezzo a grandi palazzi. È il senso di una presenza non trionfalistica, efficace. “Spesso le persone che celebrano a San Fulgenzio apprezzano questo carattere silenzioso o di piccolezza che richiamano caratteristiche di una chiesa di campagna. E infatti è nata così, qui 80 anni fa era un borgo fuori della città e san Fulgenzio tanti anni dopo resta come un piccolo angolo che aiuta la celebrazione e la preghiera personale”.

È tutto. Alla prossima. Grazie a don Paolo Salvini!