Riserve d'amore per i sofferenti
2012-07-01 L’Osservatore Romano
«Riserve
d'amore» per colore che soffrono. Così il Papa ha definito medici, infermieri e
quanti assicurano assistenza religiosa negli istituti di cura, per la loro
instancabile opera al fianco dei malati. Benedetto XVI - rivolgendosi ai fedeli
che domenica 1° luglio hanno partecipato alla recita dell'Angelus in piazza San
Pietro - ha ricordato che Gesù è «venuto a liberare l'essere umano nella sua
totalità». E ha sottolineato l'importanza di un atteggiamento verso i sofferenti
improntato soprattutto all'umanità e all'amore. Ribadendo quanto aveva già
scritto nella Deus caritas est, il Pontefice ha ricordato come in questo
«prezioso servizio» occorre certamente la competenza professionale; ma «questa
da sola non basta» poichè si ha a che fare con «esseri umani, che hanno bisogno
di umanità e dell'attenzione del cuore». Perciò, ha concluso, è necessaria una
«formazione del cuore».
«Riserve
d'amore» per colore che soffrono. Così il Papa ha definito medici, infermieri e
quanti assicurano assistenza religiosa negli istituti di cura, per la loro
instancabile opera al fianco dei malati. Benedetto XVI - rivolgendosi ai fedeli
che domenica 1° luglio hanno partecipato alla recita dell'Angelus in piazza San
Pietro - ha ricordato che Gesù è «venuto a liberare l'essere umano nella sua
totalità». E ha sottolineato l'importanza di un atteggiamento verso i sofferenti
improntato soprattutto all'umanità e all'amore. Ribadendo quanto aveva già
scritto nella Deus caritas est, il Pontefice ha ricordato come in questo
«prezioso servizio» occorre certamente la competenza professionale; ma «questa
da sola non basta» poichè si ha a che fare con «esseri umani, che hanno bisogno
di umanità e dell'attenzione del cuore». Perciò, ha concluso, è necessaria una
«formazione del cuore».






