Ravasi: grati a Galileo per aver distinto scienza e fede

2016-03-04 Radio Vaticana

A quattro secoli di distanza dal primo processo a Galileo, la Commissione Cultura della Camera dei Deputati e il Pontificio Consiglio della Cultura hanno rievocato stamani quella storica pagina con un convegno a Roma, al quale hanno partecipato, tra gli altri, anche religiosi e autorevoli studiosi. L’incontro, intitolato “Il quattrocentenario del primo processo a Galileo”, è stato inoltre l’occasione per un appassionante dibattito sul rapporto tra scienza e fede. Il servizio di Amedeo Lomonaco:

Sono passati 400 anni dal decreto dalla Congregazione dell’Indice del 5 marzo 1616 che proibiva la diffusione di alcuni testi a sostegno della teoria eliocentrica introdotta da Copernico. E’ questo il primo episodio critico del caso Galileo, accusato di aver rilanciato la concezione copernicana. Il decreto è la premessa della condanna, emessa diciassette anni dopo, ma soprattutto un fondamentale snodo della storia, ha affermato mons. Melchor Sanchez De Toca, sottosegretario al Pontificio Consiglio della Cultura:

“È  il quarto centenario di un decreto che ha segnato nel bene e nel male la storia della nostra civiltà. Vogliamo rileggere il passato in un clima che cento anni fa sarebbe stato impensabile”.

Sulla natura di questo decreto si è soffermato il prof. Ugo Baldini:

“Comunemente, il decreto del 5 marzo 1616, emanato dalla Congregazione dell’Indice - e non dal Sant’Uffizio, come qualche volta capita di trovare scritto - viene presentato come un decreto di proibizione del copernicanesimo, dell’eliocentrismo. Questo non è esatto: l’Indice non aveva titolo per qualificare ereticamente qualsiasi idea. Questo spettava al Sant’Uffizio. La dottrina viene qualificata come 'falsa e del tutto contraria alla Sacra Scrittura'. L’Indice sta attento a non usare la parola 'eresia': Non gli competeva”.

Ravasi: grati a Galileo per la distinzione tra scienza e fede 
Il rapporto tra fede e scienza ha vissuto, proprio a partire dal caso Galileo, travagliate tappe. Ora questo percorso è segnato dal dialogo che fiorisce nella distinzione e non nella separatezza. Proprio Galileo - ha affermato il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - è tra gli artefici di questa operazione di distinzione:

“Noi dobbiamo essere grati a lui come teologi, perché ha distinto chiaramente i due livelli, i due percorsi, consapevole della polimorfia della conoscenza. La conoscenza umana non è soltanto instradata su un canale che sia pure nobile come quello scientifico”.

La teoria eliocentrica e la centralità dell'uomo
Al centro dello scontro legato alla teoria copernicana rilanciata da Galilelo – ha ricordato il prof. Paolo Galluzzi - non c’era solo una questione tecnica di astronomia, ma la concezione della centralità dell’uomo che escludeva un sistema eliocentrico:

“A creare smarrimento era innanzi tutto l’idea che la Terra, sede del  genere umano fine ultimo della creazione, venisse sbalzata dalla nobile posizione al centro dell’Universo in una dimensione priva di connotazioni privilegiate e, per giunta, costretta a ruotare come una trottola sul proprio asse mentre compie un enorme percorso annuo intorno al Sole”.

I 'nuovi' perimetri di scienza e fede
Galileo - ha aggiunto il prof. Michele Camerota - delimita chiaramente il “perimetro” di riferimento delle Sacre Scritture:

“L’autorità delle Sacre Lettere concerne, secondo Galileo, solo il dominio di quei discorsi che esulano dalla nostra capacità di riscontro empirico e razionale”.

Per questo Galielo – ha spiegato il prof. Massimo Bucciantini - indica l’esigenza di una autonomia della ricerca scientifica:

“Per lui aveva un unico significato: porre i fenomeni della natura sotto l’esclusivo potere conoscitivo dei matematici, lasciando all’autorità dei teologi le sole questioni di fede e di morale”.

Il caso Galileo e il Concilio Vaticano II
La legittima autonomia delle scienze e la controversia legata a Galileo è stata al centro dell’intervento di mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha ricordato tra l’altro quanto scritto, su tale questione, dai Padri del Concilio Vaticano II:

“Nel testo della Costituzione Gaudium et spes scrissero infatti: 'Ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non sono mancati nemmeno tra i cristiani, derivati dal non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitando contese e controversie. Essi trascinarono molti spiriti, fino al punto di ritenere che scienza e fede si oppongono tra loro'".

Caso Galileo emblematico per la relazione tra Chiesa e storia
La scienza ha dunque una sua legittima autonomia, ma scienza e tecnologia – ha osservato il prof. Massimo Firpo, membro dell’Accademia dei Lincei – pongono serissime questioni morali. Il caso Galileo – ha aggiunto – è anche emblematico per comprendere la relazione tra Chiesa e storia:

"Il caso Galileo mi pare di riproporre ancora una volta la sua straordinaria modernità non solo nell’ambito - oggi più vivo che mai – del rapporto tra scienza e fede, ma in quello non meno sensibile del rapporto tra Chiesa e storia, tra una Chiesa che ovviamente è e non può non essere storia che si muove dentro la storia. Una Chiesa che cambia, evolve, talora si contraddice e, come nel caso di Galileo, sbaglia. È una Chiesa che in nome della verità di cui si sente depositaria, che giudica la stessa storia, cerca di indirizzarla, guidarla secondo i suoi criteri e i suoi valori. La bimillenaria durata storica della Chiesa è senza dubbio una ragione dell’autorevolezza delle Chiesa e del suo prestigio, della sua forza, della sua penetrazione sociale, della sua identità. Ma quella bimillenaria storia è anche un fardello che rischia, qualche volta, di diventare troppo pesante per traghettarlo tutto verso il futuro".

Galileo simbolo della passione intellettuale
La passione per la conoscenza ha dunque segnato l’opera di Galileo. La sua non è la “vita raccolta di un pensatore assorto ma quella intensa e combattiva dell’innovatore che, conscio di una missione scientifica, deve sgombrare il campo dai pregiudizi e scontrarsi con istituzioni che rappresentano dottrine tradizionali”. Galileo – ha detto Flavia Piccoli Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera – è l’emblema di una via nuova che si apre al metodo scientifico moderno:

“Galileo non è solo il simbolo della fisica moderna, di cui è unanimemente riconosciuto come uno dei padri fondatori, ma anche quello della passione intellettuale, dei suoi culmini e dei suoi limiti”.

(Da Radio Vaticana)