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Rapporto Unctad: superare l'austerità per ridurre le disugaglianze

2017-09-14 Radio Vaticana

di Michele Raviart

Superare le logiche dell’austerità e rilanciare l’economia mondiale con un nuovo accordo globale che metta al centro la persona e riduca le ineguaglianze. E’ quanto proposto dall’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, nel rapporto di quest’anno. Il 2017 è stato un anno di ripresa per l’economia mondiale, ancora scossa dalla crisi finanziaria del 2008. Una crescita complessiva del 2,6%, leggermente migliore rispetto allo scorso anno, ma inferiore rispetto al 3,2% di media degli anni antecedenti la crisi. L’America Latina sta uscendo dalla recessione mentre la crescita della zona Euro si sta attestando all’1,8%, il dato più alto dal 2010. Segnali di ripresa, dunque, ma che non garantiscono l’uscita dalla crisi in maniera stabile.

A frenare una ripresa più solida, per l’Unctad, sono le politiche di austerità, soprattutto fiscale, che hanno penalizzato i consumi e aumentato le disuguaglianze tra l’1% della popolazione più ricca del pianeta e il resto del mondo. Le politiche di espansione monetaria e di salvataggio pubblico delle banche, infatti, hanno lasciato intatto il dominio della finanza nell’economia, con un aumento delle rendite delle grandi aziende e dell’impiego di strategie finanziarie a breve termine. A farne le spese sono stati gli investimenti produttivi di lungo periodo, che si ripercuotono sull’aumento dei posti di lavoro precari e sull’indebolimento dello stato sociale. Le donne sono ancora escluse dagli impieghi migliori, mentre l’aumento del lavoro automatizzato rischia di sostituire i compiti di routine di lavori ben retribuiti e non di quelli a basso reddito, come ad esempio il settore tessile.

La proposta dell’Unctad per uscire da questo contesto di “iperglobalizzazione” è quella di un Global New Deal, sulla falsariga di quanto compiuto nel 1947 dalle istituzioni nate dalla fine della seconda Guerra mondiale e dagli Stati Uniti negli anni della grande depressione. Un accordo più inclusivo e attento alle popolazioni, con la fine delle politiche di austerità e l’aumento di investimenti pubblici nel settore sociale, una tassazione più equa che vada a colpire le rendite delle elités economiche, un’adeguata regolamentazione del settore finanziario e un’attenzione ai salari dei lavoratori.

“La cosa interessante è che c’è una convergenza di vedute tra questa posizione delle Nazioni Unite e i riferimenti frequenti che Papa Francesco fa quando parla di economia”, afferma l'arcivescovo Silvano Maria Tomasi, membro del dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale: “anche lui dice che finché c’è la persona al centro della preoccupazione economica, che non è la persona al servizio dell’economia ma l’economia al servizio della persona, ci stiamo muovendo nella direzione giusta di chiudere il gap che c’è tra gli estremi della società: chi è troppo ricco e chi è troppo povero”.

L’allontanamento dalle politiche di austerità “potrebbe essere la strada giusta che porta ad una soluzione”, continua mons. Tomasi. “Non è compito del Santo Padre suggerire modelli economici operativi, ma dare una visione, dove dobbiamo arrivare con l’uso dell’economia nel rispetto della dignità di ogni persona e nella partecipazione di ogni persona nella vita sociale”.

Scarica e ascolta il podcast dell'intervista integrale a mons. Tomasi

 

 

(Da Radio Vaticana)