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Rapporto Meter: aumentano violenze su bambini da 0 a 3 anni

2017-03-20 Radio Vaticana

Ad Avola, in provincia di Siracusa, è stata presentato stamani presso la sede nazionale dell’Associazione “Meter Onlus” il Report 2016 su pedofilia e pedopornografia. Secondo lo studio si registra un’esplosione del deep web, la faccia nascosta della rete, e aumentano le violenze sui bambini da 0 a 3 anni. Molti di questi sono neonati. Luca Collodi ne ha parlato con don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione “Meter Onlus”:

R. – Questo dei bambini è uno dei più grandi problemi della pedopornografia di questi ultimi tempi. C’è un’altissima percentuale di neonati violentati, al punto tale che i pedofili hanno fatto un portale dedicato proprio ai neonati dove viene caricato materiale con abusi inenarrabili. Gli utenti provengono da tutto il mondo, non è solo un problema localizzato in una nazione o localizzato in un posto.

D.  – Oltre ai neonati, i pedofili commettono crimini anche su bambini fino a tre anni…

R. – Questo è un altro aspetto di fondamentale importanza, perché l’età si abbassa sempre di più. La produzione del materiale, ma soprattutto l’abuso reale che i bambini subiscono, sta avendo un’impennata proprio sulla preferenza dell’età: più i bambini sono piccoli, più sono merce pregiata, ipotizzando una vera e propria associazione a delinquere per quanto riguarda la produzione del materiale, diffuso attraverso sistemi di gruppi sparsi in tutto il mondo. Più i bambini sono piccoli, più si può lucrare sulla loro pelle.

D.  – La rete resta lo strumento preferito dai pedofili…

R. – Non dobbiamo mai demonizzare la rete perché  è sempre un grosso strumento di comunicazione, ma viene utilizzata tantissimo dai pedofili e dai pedopornografi. Ovviamente si stanno spostando nel cosiddetto “web profondo”, nel deep web. Lì sono più protetti grazie alla crittografia, ottengono l’anonimato e di conseguenza, in quella parte nascosta della rete, avvengono le cose più tragiche, una vera e propria tragica criminalità: adescano bambini, violentano bambini, producono il materiale, lo mettono on line lo trafficano… E’ una violenza ripetuta, una violenza a tempo e la pedofilia a tempo può significare che sono dei servizi temporanei dove io pedofilo carico solo per una giornata il materiale, lo metto a disposizione e poi scompare. Questa è una logica raffinata per lucrare sulla pelle dei bambini.

D. – Quali sono i Paesi al mondo a rischio pedofilia?

R. – Noi abbiamo monitorato 42 nazioni. Evidentemente qui si parla di domini internet, domini che hanno la targa della nazione. Al primo posto c’è l’isola di Tonga, un’isola di 100 mila abitanti. Ma chi ha allocato attraverso l’estensione del dominio “.to” il materiale, è sicuramente di tutto il mondo. Gli abitanti di Tonga non c’entrano. La questione di allocare nel server di Tonga con l’estensione “.to” il materiale, significa che in tutto il mondo si trovano i cosiddetti “paradisi pedofili”, dove non c’è controllo web, non ci sono polizie, non c’è la possibilità di identificazione, c’è impunità, e si può trafficare in tempo e a tempo il materiale pedopornografico. Oltre Tonga c’è la Nuova Zelanda. In Europa troviamo Russia, Slovacchia e l’Unione Europa; l’Italia è al 15.mo posto della lista; le Americhe con Colombia, Groenlandia, Canada; in Asia, abbiamo  l’India, l’Iran il Giappone. Si è aperto il fronte dell’Africa, con la Libia il Gabon, le isole Mauritius… E l’Oceania con Tonga, Nuova Zelanda e Palau.

R.- Le leggi dei vari Paesi riescono a contrastare il fenomeno o sono troppo deboli?

R. – Io credo che questa sia una delle fatiche più grandi. Non abbiamo una omogeneità di leggi e, qualora ci fosse, non abbiamo una capacità di contrasto del fenomeno pedopornografico. C’è un gap, una distanza, tra la società civile che ha l’intenzione di segnalare questi crimini concretamente, ma anche l’inoperatività per l’incapacità o l’impossibilità legislativa di prendere i dati, scambiarli tra nazioni e fare indagini.

(Da Radio Vaticana)