Quarta predica di Quaresima- Sessualità incompresa

2016-03-11 L’Osservatore Romano

Dobbiamo recuperare «l’originario progetto di Dio» sul rapporto tra uomo e donna. «Uno dei torti più grandi che facciamo a Dio», infatti, è di aver reso tutto ciò che riguarda l’amore e la sessualità «un ambito saturo di malizia» dove «Dio non deve entrare», quasi fosse «di troppo». Secondo questa visione, è come se fosse «Satana, e non Dio» il creatore dei sessi e «lo specialista dell’amore».

Nella quarta predica di Quaresima, tenuta venerdì 11 marzo nella cappella Redemptoris Mater, padre Raniero Cantalamessa, prendendo in esame la costituzione pastorale Gaudium et spes, ha centrato la riflessione su matrimonio, sessualità e famiglia.

Analizzando i testi biblici della creazione, il religioso, ha innanzitutto sottolineato come i due racconti che si ritrovano in Genesi, concorrano a una visione complessiva del progetto divino in quanto evidenziano l’uno «il fine procreativo», e l’altro il «fattore unitivo» tra uomo e donna. Riguardo alla «distinzione dei sessi», il cappuccino ha anche attinto a una affascinante spiegazione letteraria, quella di Paul Claudel: «L’uomo è un essere orgoglioso, e non c’era altro modo di fargli comprendere il prossimo che quello di farglielo entrare nella carne». Cioè, ha chiosato il predicatore, «aprirsi all’altro sesso è il primo passo per aprirsi all’altro che è il prossimo, fino all’Altro che è Dio». Il matrimonio, quindi, «nasce nel segno dell’umiltà; è riconoscimento di dipendenza e quindi della propria condizione di creatura», e «innamorarsi di una donna o di un uomo è fare il più radicale atto di umiltà». Perciò se, come pensava Schleiermacher, l’essenza della religione consiste nel sentimento di dipendenza di fronte a Dio, possiamo concludere che «la sessualità umana è la prima scuola di religione».