Puigdemont: sì a indipendenza ma sospesa per dialogo con Madrid

2017-10-10 Radio Vaticana

La Catalogna "sospende la dichiarazione di indipendenza per avviare il dialogo, perche' in questo momento serve a ridurre la tensione". Cosi' il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, nel suo intervento in serata al Parlamento di Barcellona. Sì quindi al dialogo con Madrid ma anche inizio di una fase costituente per l'avvio del processo di indipendenza.  "Come presidente della Generalitat, assumo il mandato perche' la Catalogna si converta ad una Repubblica indipendente", aveva affermato prima. La partenza è il referendum del primo ottobre scorso nel quale – ricorda - "le urne hanno detto si' all'indipendenza e questo e' il cammino che percorreremo". Il governo celebrera' dunque una sessione ordinaria per la proclamazione dell'indipendenza e avviare un processo costituente.

“Siamo parte di uno stesso popolo”, “succeda quel che succeda”, ha ricordato nel discorso giunto al termine di una giornata convulsa. Puigdemont chiede espressamente di “non alimentare la tensione", in un momento critico. Ricordato anche l'orrore per le immagini di violenze alle urne. Il presidente catalano ha quindi ringraziato tutti i partecipanti al voto: quelli che hanno votato “sì”, ma anche quelli che hanno votato “no” o si sono astenuti.

Prima del discorso di Puigdemont, Federico Piana aveva intervistato il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani:

R. – L’Europa certamente guarda con preoccupazione a quello che sta accadendo in questa parte della Spagna; fermo restando che è un problema interno spagnolo, dove l’Europa può soltanto invitare al dialogo, ma non deve intervenire direttamente: tocca al governo spagnolo prendere le decisioni e risolvere la questione con le autorità. Io mi auguro che le autorità catalane non procedano ad una proclamazione unilaterale di indipendenza perché sarebbe un fatto gravissimo che suonerebbe come una grave provocazione; anche perché la maggioranza dei catalani – e lo si è visto anche durante la manifestazione dell’altro giorno a Barcellona – è contro l’indipendenza: vogliono l’autonomia – sono catalani – ma la scelta dell’indipendenza rischia veramente di provocare una ferita gravissima alla Spagna ma anche all’Europa. Mi auguro quindi che alla fine prevalga il buon senso.

D. – Potrebbe essere un precedente per l’Europa? Potrebbe catalizzare delle voglie di secessione in altri Stati?

R. . – Chi parla così evidentemente non si rende conto delle conseguenze. Uscire dallo Stato nazionale significa uscire dall’Unione Europea, e uscire dalla moneta: avere delle conseguenze economiche devastanti. Basti guardare cosa sta succedendo in Catalogna con tutte le banche e le imprese che stanno fuggendo da questa regione per andare in altre parti della Spagna. Quindi la conseguenza è un impoverimento generale dei territori. I sogni indipendentisti non sono quelli che risolvono i problemi dei cittadini. Certamente l’autonomia è importante, come lo è la sussidiarietà, ma con l’autonomia non si va da nessuna parte: abbiamo bisogno di unione. C’è bisogno di stabilità negli Stati per averla poi anche a livello europeo, se vogliamo puntare sulla crescita economica e risolvere i nostri problemi. Quindi i disegni indipendentisti sono privi di senso nel 2017; è giusto rivendicare le proprie identità, ma le si può difendere senza bisogno di dare vita ad una secessione. Detto questo, ci sono stati poi errori commessi anche dalla polizia, ma il governo spagnolo, attraverso il prefetto, si è scusato. La Spagna è un Paese democratico: ricordiamo il discorso di Juan Carlos contro Antonio Tejero mentre stava attuando un tentativo di golpe, e il lavoro che hanno fatto il socialista Felipe González e il cristiano democratico Adolfo Suárez per rinforzare la democrazia spagnola. Oggi la Spagna è una grande democrazia che ha fatto molto per curare la propria economia, e che oggi ha una crescita superiore a quella dell’Italia. La scelta indipendentista rischia veramente di provocare un danno a milioni di persone e alcun vantaggio.

D. – Secondo lei, presidente, non si nasconde in queste voglie un po’ represse, una sorta di egoismo nazionale che sta ritornando? Un chiusura in se stessi?

R. – Il nazionalismo è il contrario dell’amor di patria. Se torna il nazionalismo non si va nella giusta direzione: l’amor di patria è ben altra cosa. Come ho detto l’altro giorno parlando all’Associazione Bancaria Italiana, si è buoni europei se si è “buoni italiani”. Noi siamo europei perché siamo italiani. E si è buoni europei se si è buoni spagnoli, tedeschi, francesi, romeni, bulgari… Questo è il significato: noi abbiamo una identità che si rifà ai nostri valori, alla nostra civiltà europea, ivi comprese alle radici cristiane dell’Europa. E questo non è un fatto religioso, ma è un fatto di identità culturale; noi abbiamo una identità comune che non è in contrasto con l’identità dei singoli Stati, anzi: è la sintesi dell’identità di tutti gli Stati. 

Ascolta l'intervista ad Antonio Tajani: 

(Da Radio Vaticana)