Progetto Arca alla marcia di Milano: accoglienza e rispetto

2017-05-19 Radio Vaticana

Manifestare per chiedere una vera accoglienza e per sottolineare il rispetto della vita umana. Per questo domani a Milano cittadini, famiglie, associazioni del volontariato marceranno con lo slogan: "Insieme senza muri", per una città sicura e accogliente. Tra le associazioni presenti anche Fondazione Progetto Arca che ha preparato in settimana tante occasioni per far conoscere da vicino la realtà dell’accoglienza. Il servizio di Gabriella Ceraso:

“L'accoglienza è un dovere della nostra citta' e di chiunque possa alleviare le sofferenze di chi e' in difficolta' ". Così il sindaco di Milano Giuseppe Sala risponde a chi vorrebbe annullare la marcia di domani. "In piazza ci saremo anche noi per ribadire il bisogno di pace e di uguaglianza",spiega ai nostri microfoni il presidente della Fondazione Progetto Arca che da oltre 20 anni ascolta e cerca di dare  autonomia a chi arriva in Italia. Alberto Sinigallia dice che "solo quando ci sentiamo veramente accolti ci apriamo e riusciamo a dialogare":

“L’accoglienza a livello legislativo, per Fondazione Progetto Arca, va rivista; vanno riviste la legge nazionale e l’accoglienza a livello europeo. Bisogna porre l’attenzione sul trasformare i centri di accoglienza straordinaria che sono questi famosi alberghi – i 35 euro di cui si parla molto – in centri che si rendicontano, per cui non ci possono essere speculazioni e dove si fa la vera integrazione sociale e lavorativa”.

La Fondazione Progetto Arca ha pensato di preparare la marcia con una settimana di occasioni offerte ai milanesi per far conoscere i centri di accoglienza e i richiedenti asilo: un pranzo insieme, una partita di calcio, ma soprattutto teatro, musica e arte perchè, dicono,:"quando una persona vede con i propri occhi riesce a sentire l'altro più vicino". Ancora Alberto Sinigallia:

“È stata molto importante l’apertura dei nostri centri per mamme e bambini dove si capisce anche la violenza, la sofferenza che molti profughi passano prima di arrivare in Italia. In Libia, sono tantissime le ragazze che vengono violentate e partoriscono qui in Italia. Tutto questo, ovviamente, apre ai cittadini una visione diversa da quella che di solito le televisioni danno sulla migrazione”.

"Tutte le attività che sono utili all'integrazione dei richiedenti asilo che arrivano nei nostri centri, sono per noi fondamentali", spiega Costantina Regazzo direttrice dei servizi della Fondazione,  raccontando come con lo sport, con l'arte e la cultura, l'aggregazione funziona e funziona anche il sentirsi parte di un territorio. Arrivano dalla Somalia, dall'Eritrea, dal Mali, giovani laureati o capaci di svolgere già dei lavori, come gli agricoltori, gli imbianchini, i sarti e i parucchieri. Costantina Regazzo:

“Quando arrivano nei nostri centri, noi ci preoccupiamo di capire quali sono, non solo le loro necessità, ma soprattutto quali sono le loro storie e quindi attraverso le loro competenze, che cosa possono fare nel nostro Paese”.

A fianco a questi giovani nel loro percorso, come nelle attività di sport, di teatro, musica e danza ci sono sempre mediatori culturali e linguistici che creano dei rapporti straordinari e questo "impatta sul territorio" spiega ancora Costantina Regazzo:

“Quando vedono che facciamo queste cose belle, ci aiutano e ci sostengono. Quindi è come se ci fosse un’energia positiva che sostiene anche i momenti di fatica”.

 

 

 

(Da Radio Vaticana)