​Prima di raggiungere il Messico il Papa incontra a Cuba il Patriarca Cirillo - Un viaggio tanto voluto

2016-02-12 L’Osservatore Romano

«Impegnativo, serrato, ma tanto voluto: dal mio fratello Cirillo, da me e anche dai messicani». Papa Francesco ha definito così il viaggio che lo porta a Cuba per incontrare il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia e poi in Messico.

Durante il volo che lo sta conducendo all’Avana, venerdì mattina, 12 febbraio, il Pontefice poco dopo il decollo si è recato in coda al velivolo per il tradizionale saluto ai 76 giornalisti che lo accompagnano, una decina dei quali sono messicani. E ringraziandoli tutti — prima di salutarli personalmente uno ad uno — per la loro presenza e per il lavoro che li impegnerà fino a giovedì 18, ha improvvisato una breve riflessione sulle motivazioni spirituali della visita.

«Il mio desiderio più intimo — ha confidato — è fermarmi davanti alla Madonna di Guadalupe», il cui «mistero si studia» ma per il quale «non ci sono spiegazioni umane». Perché, ha aggiunto, persino «lo studio più scientifico dice: “Ma questa è una cosa di Dio”». E questo, ha evidenziato Francesco, fa dire addirittura ad alcuni messicani: «Io sono ateo, ma sono guadalupano». Insomma siamo di fronte a una devozione mariana radicata nella cultura di questo popolo che si prepara ad abbracciare il primo Papa latinoamericano. Il quale ha anche fatto riferimento ad alcuni elementi tipici del costume di questo Paese. Come quando ha ricordato il dono fattogli all’udienza generale di mercoledì 10 da Valentina Alazraki, vaticanista di Televisa e decana dei giornalisti accreditati presso la Sala stampa della Santa Sede: una raccolta di film del noto attore comico messicano Cantinflas, nome d’arte di Fortino Mario Alfonso Moreno Reyes (1911-1993). «E così sono entrato in Messico per la porta di Cantinflas, che fa ridere bene», ha commentato Francesco. O come quando ha indossato il sombrero consegnatogli sempre da Alazraki. «Perché — ha detto la giornalista — si senta messicano! Il primo l’ho donato a Giovanni Paolo ii 37 anni fa. Poi lui ne ha fatto una collezione perché ha viaggiato cinque volte. Papa Benedetto lo indossò in Guanajuato e disse che si sentiva messicano». Quello per Francesco è addirittura arrivato da Cuba. «Una famiglia messicana se lo era portato a Cuba, ma non riuscì a consegnarlo a lei — ha ricordato la giornalista — e me lo lasciò. Io promisi, in caso lei avesse mantenuto la promessa di andare in Messico, di darglielo. Quello che non immaginavo è che il sombrero tornasse a Cuba. Questa è stata la sorpresa».

Infine il Pontefice ha espresso riconoscenza all’organizzatore dei viaggi Alberto Gasbarri, che proprio in Messico conclude il suo servizio cedendo il timone a monsignor Mauricio Rueda Beltz, officiale della Segreteria di Stato. È stato lo stesso Francesco ad annunciarlo, dando il benvenuto sul volo al prelato colombiano. Direttore amministrativo di Radio Vaticana, dove lavora da 47 anni, Gasbarri da ben 37 si occupa di viaggi papali. «Lo dico — ha concluso il Papa — perché possiamo, durante questi giorni, esprimergli la nostra gratitudine e anche pensare ad una piccola festicciola qui, nel rientro».