Porte della fede

2012-12-05 L’Osservatore Romano

La convergenza dell’anniversario del concilio Vaticano II e dell’inaugurazione dell’Anno della fede ci suggerisce di voltare lo sguardo lontano, verso i primi momenti del cristianesimo e anche oltre, verso il grande orizzonte delle civiltà antiche, tenendo presenti proprio le linee disegnate dalla lettera in forma di  motu proprio di Benedetto XVI, Porta fidei, con la quale, appunto, il Papa ha indetto l’Anno della fede.

Rilievo eburneo con la rappresentazione del Santo Sepolcro ( V secolo, Londra, British Museum )La traduzione figurata del tema del passaggio e della  porta fidei affonda le sue radici e trova i suoi naturali antefatti nella civiltà figurativa del mondo antico. Due le espressioni “classiche” delle rappresentazioni: la porta chiusa, bloccata, serrata, intesa, cioè, come barriera, come accesso negato, insomma come una «porta fittizia, finta, virtuale» e invece l’introitus, come dinamico avvento, ora subitaneo capovolgimento di condizione e di situazione, ora più lento e solenne, come un trionfo, come un liturgico gesto di infrazione, di rottura, di margine, di superamento audace di un perimetro di rispetto. Due immagini, dunque, l’una secca, dura, inamovibile, difficile da giudicare in maniera univoca, l’altra meglio decodificabile, più duttile, proprio per questa sua componente dinamica.

Il motivo della porta socchiusa, oramai “cifra” palese della resurrezione, entrerà nell’immaginario cristiano di coloro che, rappresentando il Santo Sepolcro, specialmente nella produzione eburnea, a partire dal v secolo, vorranno alludere al momento nevralgico del chairete, in chiave escatologica, sviluppo naturale del concetto di introitus, di inductio, di accesso a un mondo altro che, per i cristiani, è rappresentato prima di una condizione marginale, di sede edenica di attesa e poi di resurrezione finale.Nel cosiddetto cubicolo di Sansone dell'ipogeo di via Dino Compagni a Roma, sono ancora ben leggibili due singolari dipinte, quasi speculari, che raffigurano alcuni personaggi che entrano ed escono da due possenti battenti di una porta, che appare monumentale e che presenta, sullo sfondo, pesanti drappi di stoffa dietro ai quali si può indovinare l’estensione del mondo dell’aldilà, ma anche l’avvio di un percorso che, dall’itinerario terreno del defunto, conduce, attraverso l’ausilio indispensabile e sostanzioso della fede, verso l’obiettivo ultimo della salvezza.

Fabrizio Bisconti