Pompei. Audiomessaggio Papa: fare il bene perché ce lo chiede Gesù

2016-02-10 Radio Vaticana

La voce di Papa Francesco sul telefonino o il tablet che parla della Quaresima. E poi quella di sacerdoti, catechisti e formatori. Si tratta dell’iniziativa “KeepLent” ideata dal Servizio per la Pastorale giovanile della Prelatura di Pompei per annunciare il Vangelo quaresimale attraverso i social network. Chi si iscriverà riceverà a partire da oggi un versetto del Vangelo del giorno, accompagnato da circa 1’30” di commento audio. L’applicazione utilizzata per il 2016 sarà “Telegram”, un nuovo servizio di messaggistica istantanea. Alessandro De Carolis sintetizza l’audiomessaggio del Papa:

Un cristiano fa il bene perché piace a Dio, non per gli applausi del mondo. Del resto, l’evangelista è chiaro e il Papa ne ripete i versetti all’inizio dell’audiomessaggio: “Quando fai l’elemosina non suonare la tromba davanti a te”...  “Il Padre tuo, che vede nel segreto ti ricompenserà”.

Fare il bene perché è bene
È la Parola di Dio, afferma Francesco, a darci “il giusto orientamento per vivere bene la Quaresima”:

“Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi. Gesù ci chiede di fare il bene perché è bene. Ci chiede di sentirci sempre sotto lo sguardo del Padre celeste e di vivere in rapporto a Lui, non in rapporto al giudizio degli altri”.

La carità “nel segreto”
Certo, “anche le cose esteriori sono importanti”, riconosce Francesco, “ma dobbiamo sempre scegliere e vivere alla presenza di Dio” perché questo, dice, procura “una gioia molto più profonda di una gloria mondana”:

“Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto dove il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta (...) Facciamo nella preghiera, nella mortificazione e nella carità fraterna quello che possiamo, umilmente, davanti a Dio. Così saremo degni della ricompensa di Dio Padre”. 

Ma com’è nata l’idea di coinvolgere Papa Francesco in “KeepLent”? Lo spiega al microfono di Tiziana Campisi il responsabile della Pastorale Giovanile di Pompei, don Ivan Licinio:

R. – “KeepLent” nasce come un’applicazione per raggiungere i giovani attraverso la meditazione della Parola di Dio sui social. Noi abbiamo sempre sentito Papa Francesco vicino ai giovani e quindi ci è sembrato anche bello chiedere a lui se poteva donarci un commento al Vangelo del giorno il Mercoledì delle Ceneri. Gli abbiamo mandato una lettera e gli abbiamo spiegato la finalità dell’iniziativa, che è un modo per raggiungere tante periferie in tanti luoghi, perché “KeepLent” non raggiunge soltanto i giovani ma a volte anche tante persone ammalate, allettate, gli anziani, le famiglie… E lui ci ha risposto donandoci, appunto, il commento al Mercoledì delle Ceneri, lasciando veramente di stucco un po’ tutti.

D. – Come funziona “KeepLent”?

R. – Quest’anno abbiamo cambiato la piattaforma, siamo passati su “Telegram”. E’ molto semplice: basta scaricare dal proprio “store” sul telefonino l’app “Telegram”, poi cercare “pgpompei” e unirsi al canale che permetterà a tutti gli iscritti di ricevere ogni mattina il commento, attraverso la nota audio, del Vangelo del giorno.

D. – La pastorale giovanile di Pompei ha cominciato lo scorso anno con “KeepLent”; lo scorso Natale c’è stato “WhatsAvv” e adesso la seconda edizione di “KeepLent”. Quali sono oggi i numeri di questa iniziativa?

R. – I numeri di questa iniziativa sono intorno ai 4.100 iscritti da tutte le parti d’Italia ma non solo, anche dall’estero. In modo particolare ci ha toccato, durante l’iniziativa “Whats Avv” – l’Avvento su Whatsapp – il messaggio di una studentessa parigina, proprio durante le tristi vicende terroristiche, di poter ricevere il messaggio per poter donare un momento di serenità, di tranquillità, alla comunità degli studenti italiani che risiedevano lì, a Parigi. E i numeri sono in continua evoluzione. Oggi, per esempio, il canale di “Telegram”, che ospiterà “KeepLent”, ha già superato i 1.500 iscritti. Colpisce quanto i social possano essere uno strumento di evangelizzazione così potente da raggiungere tanti cuori e da superare tanti confini, non soltanto geografici ma a volte anche culturali. In fondo, è un po’ come diceva Papa Francesco nell’ultimo messaggio sulle comunicazioni sociali: questi strumenti, basta che vi sia il cuore come fondamento, sono sempre usati bene, sono sempre strumenti utili.

D. – Come avete organizzato “KeepLent”?

R. – “KeepLent” coinvolgerà “Telegram”, che resta il canale principale, dopo le 15 di ogni giorno sarà pubblicato il testo del commento, insieme con la nota audio, sul sito della pastorale giovanile – www.pastoralegiovanilepompei.org – sul profilo Facebook della pastorale giovanile di Pompei e sul canale YouTube, sempre della pastorale giovanile, perché così facendo andiamo incontro anche a una comunità di non udienti che nelle passate edizioni ci ha chiesto di poter partecipare all’iniziativa. Quest’anno, oltre a Papa Francesco, avremo il professor Matteo Truffelli, presidente dell’Azione Cattolica italiana, ci sarà anche don Michele Falabretti, direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile. Un’intera settimana sarà animata dalla diocesi di Nola e anche il vescovo della diocesi di Nola donerà il commento domenicale che normalmente, invece, nelle altre settimane ci sarà donato dal nostro arcivescovo mons. Tommaso Caputo. Ma poi, tanti giovani delle nostre parrocchie, delle nostre associazioni, che si mettono in gioco, che si confrontano con la Parola di Dio e donano la loro riflessione, la loro meditazione, a volte in modo veramente inaspettato, in modo bello, come solo i giovani sanno fare.

D. – Quali frutti hanno dato queste iniziative che hanno coinvolto tanti giovani?

R. – Certamente quello di creare, attraverso i social, una comunità che dal virtuale è passata al reale. Perché incontrarsi la mattina sui social e poi vedersi la sera per commentare quello che si è detto, che si è ascoltato o per ritrovarsi anche come collaboratori di questa iniziativa, ha – almeno nel territorio di Pompei – rinsaldato la comunità, a livello giovanile. E poi, altri frutti sono quelli di sentirsi Chiesa, cioè sentirsi questa grande famiglia – al di là della posizione geografica – che insieme prega, insieme spera, insieme crede e ama. I ringraziamenti che riceviamo ci fanno capire quanto sia importante, oggi, diffondere la Parola di Dio. Con tutti i mezzi.

(Da Radio Vaticana)