Per la commissione Difesa del Senato italiano non ci sono prove di legami tra ong e trafficanti ma il settore dei soccorsi va regolamentato - Ultimatum di Bruxelles sui ricollocamenti

2017-05-17 L’Osservatore Romano

L’Unione europea lancia l’ultimatum ai paesi che non ricollocano i richiedenti asilo da Italia e Grecia: tempo un mese, e la procedura di infrazione potrebbe diventare una realtà. «È una questione di credibilità» afferma Bruxelles. Ma la Commissione sollecita anche l’Italia ad accelerare sulle registrazioni per le candidature dei profughi da trasferire. I dati parlano di 18.000 migranti da ricollocare sui 98.255 previsti, nel dettaglio 12.707 dalla Grecia e 5711 dall’Italia.

Ieri per la prima volta il commissario europeo per le migrazioni e gli affari interni, Dimitris Avramopoulos, ha fatto capire che Bruxelles è per la linea dura, indicando nome per nome i paesi “ribelli”, quelli che hanno deciso di non ricollocare i migranti. Avramopoulos si è rivolto in particolare a Polonia e Ungheria, gli unici due paesi che fino a oggi non hanno accolto un solo profugo e che non hanno dato alcun segnale di volerlo fare. Ma in cima alla lista dei “ribelli” ci sono anche l’Austria, che tuttavia di recente ha espresso l’intenzione di voler iniziare ad aiutare l’Italia, e la Repubblica Ceca, che dopo un timido avvio, è inattiva ormai da un anno. A questi paesi si aggiungono poi Slovacchia e Bulgaria, che con le loro rigide procedure di selezione (la prima ammette solo donne con bambini e profughi con documenti di viaggio, l’altra non accetta volentieri gli eritrei) rendono praticamente impossibile trovare candidati dall’Italia. Ci sono poi Estonia e Irlanda, che, dicono gli analisti, con la richiesta di rassicurazioni aggiuntive all’Italia sull’identità dei profughi, per il momento non ne hanno accolto neppure uno.

La lista “nera” include infine molti altri paesi, come Spagna, Belgio e Croazia, che devono aumentare il loro impegno mensile nei confronti di Italia e Grecia. Germania, Romania, Slovacchia che devono fare di più per dare sollievo alla Grecia, e la Francia all’Italia.