Parolin: viaggio in Russia, segno di un cammino rinnovato

2017-08-20 Radio Vaticana

di Alessandro Gisotti

Alla vigilia della sua importante visita in Russia, il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha rilasciato una lunga e articolata intervista all’agenzia russa Tass. Il porporato sottolinea innanzitutto che l’incontro con la “Gerarchia ortodossa testimonia l’apertura che si è instaurata negli ultimi anni, fino all’incontro dell’Avana dell’anno scorso” tra Papa Francesco e il Patriarca Kirill. Quell’incontro, osserva il cardinale Parolin, è servito “a ridare occhi nuovi per vedersi non prevalentemente sullo sfondo del passato” ma su quello della “comunione desiderata e perseguita”. E’ questa la condizione, aggiunge, “affinché si possano dare nuovi e, aggiungerei, inediti passi per lo sviluppo del dialogo ecumenico” tra cattolici e ortodossi. Un cammino che richiede “amore, pazienza, tenacia e impegno”. E cita in tal senso l'iniziativa delle reliquie di San Nicola, arrivate a Mosca da Bari, ed accolte con "entusiasmo e devozione" dai fedeli russi negli oltre due mesi di permanenza nella capitale e a San Pietroburgo.

Rispondendo ad una domanda sulla crisi di valori che vive il mondo di oggi, il segretario di Stato vaticano evidenzia che è urgente “una più efficace cooperazione tra le varie confessioni”. “Una sempre maggiore intesa tra le Chiese – rileva – potrà dare il proprio contributo anche attraverso la condivisione delle esperienze vissute in regioni diverse”. Il cardinale Parolin risponde quindi ad una domanda sul terrorismo, pericolo – sottolinea – che “va affrontato”, ponderando però “con molta attenzione le eventuali modalità di intervento, al fine di evitare che azioni di forza inneschino a loro volta nuove spirali di violenza”. Quello della Chiesa, precisa poi il porporato, “è sempre un lavoro a lungo termine, fatto di educazione e formazione delle coscienze” e rammenta che, negli ultimi decenni, la Santa Sede non ha risparmiato sforzi per “avviare, consolidare e talora riannodare rapporti di dialogo a livello culturale e religioso, ma soprattutto a livello sociale-umanitario”.

L’agenzia Tass chiede dunque al cardinale Parolin di soffermarsi sulla presidenza Trump. Il segretario di Stato auspica che il presidente americano, “al pari di tutti gli attori della Comunità internazionale, non desista dalla sfida” di “perseguire una riduzione del surriscaldamento globale del pianeta”. E allargando l’orizzonte, avverte che nelle relazioni internazionali “matura sempre di più la consapevolezza che le politiche o strategie basate sul confronto aperto e acceso”, quasi “un dialogo tra sordi”, o peggio “alimentate dalla paura e dal terrore delle armi atomiche o chimiche non aprano la porta verso soluzioni giuste e durevoli ai problemi tra le nazioni”. Bisogna ascoltare Papa Francesco, è l’esortazione del porporato, quando chiede ai leader mondiali di “costruire la pace” e “non chiudersi in interessi nazionali o parziali”.

Da ultimo, il cardinale Parolin risponde ad una domanda sulla grave situazione in Venezuela, Paese che il porporato conosce bene essendo stato nunzio apostolico a Caracas prima di diventare segretario di Stato. “La Santa Sede – sottolinea – si è impegnata molto per favorire una soluzione pacifica e democratica, anche in mezzo a molte incomprensioni”. E ancora una volta evidenza che il cammino “è sempre lo stesso”: “Ci si deve incontrare, creare un clima di fiducia” evitando scontri e tensioni e “rispettando la giustizia e le regole della democrazia”. Il cardinale Parolin ricorda la grave crisi umanitaria che attraversa il Paese e lancia un appello alla comunità internazionale e ai Paesi amici del Venezuela a “prestare il loro disinteressato e pacifico aiuto affinché ci sia un’evoluzione positiva”.

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(Da Radio Vaticana)