Parolin tra i profughi in Macedonia: Ue rispetti diritto umanitario

2016-03-19 Radio Vaticana

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, nella seconda giornata della sua visita in Macedonia, si è recato nel campo profughi di Gevgelija sul confine con la Grecia. Il porporato ha ascoltato le drammatiche storie dei migranti e le loro richieste per la riapertura dei confini e di nuovo ha rivolto il suo appello all’Ue per trovare un accordo comune puntando sull’aspetto umanitario. Ascoltiamo le parole del cardinale Pietro Parolin al microfono di Iva Mihailova:

“Credo che l’Europa possa farlo, perché l’Europa si distingue e si è sempre distinta in questi ultimi anni, dopo le Guerre mondiali, per il suo spirito umanitario e per il rispetto anche del diritto umanitario. Quindi diciamo che ci sono le condizioni veramente per trovarsi insieme, riflettere insieme e cercare insieme anche delle soluzioni”.

Sul commovente incontro del cardinale Parolin con i rifugiati nel campo di Gevgelija, ascoltiamo Iva Mihailova al microfono di Sergio Centofanti:

R. - Sino a poco tempo fa, questo campo era attraversato ogni giorno da migliaia di persone, ma dopo la chiusura delle frontiere sono rimasti in pochi. Infatti adesso qui ci sono 25 persone, che il cardinale ha voluto incontrare una ad una, specialmente una donna, la mamma di due figli morti annegati nel Suva Reka, che attraverso questo fiume cercavano di raggiungere il suolo macedone illegalmente insieme ad un gruppo di altre 20 persone, tutti qui presenti nel campo di Gevgelija. Il cardinale si è intrattenuto con loro: i profughi hanno pianto, lo hanno abbracciato, gli hanno chiesto di fare qualcosa per loro concretamente. Sono, infatti, bloccati in questo campo senza speranza e aspettano solo la riapertura delle frontiere.

D. – I profughi come hanno accolto questo accordo tra Unione Europea e Turchia?

R. – I profughi sono disperati, perché loro speravano che qualcosa potesse cambiare… Qui c’era anche il vice-ministro macedone, e il cardinale Parolin, in maniera molto accurata, gli ha chiesto diverse informazioni riguardo il flusso dei migranti, i problemi di questi ultimi. Ha chiesto anche al governo macedone di accogliere un numero, magari limitato, di migranti. E poi si è parlato anche del campo di Idomeni, che è a 700 metri, dall’altra parte del confine, dove si trovano accampate 12.000 persone che sono costrette in condizioni invivibili. Invece in questo campo le condizioni sono abbastanza buone. C’è l’asilo nido per i bambini che il cardinale ha visitato: qui ha parlato con tutti i bambini e le mamme. Ha portato loro i saluti del Papa e gli ha detto che lui segue con molta attenzione questa situazione.

D. – Che cosa ha detto il cardinale Parolin sulla questione dei migranti?

R. – Ha detto che è una situazione complicata, che a volte va oltre le forze e le possibilità degli stessi Stati, ma che bisogna comunque cercare una risposta andando concretamente incontro alle persone. Era davvero impressionante come tutti questi profughi vedevano nel cardinale una speranza, una possibilità di cambiamento.

D. – Qual è il lavoro che sta svolgendo la Caritas tra i profughi?

R. – La Caritas è stata sin da subito in prima linea, sin da quando è iniziata la crisi. E qui, al campo di Gevgelija, c’è il parroco cattolico, padre Dimitar Tascev, che ogni giorno con i suoi volontari aiuta i profughi, offrendo loro un pasto caldo, una bevanda calda. Si distribuiscono pannolini, vestiti; sono varie le forme di assistenza. Dall’inizio della crisi, la Caritas in Macedonia ha aiutato oltre 170.000 persone.

La visita a Skopje
Ieri sera il cardinale Parolin aveva portato il saluto e la benedizione di Papa Francesco ai fedeli macedoni riuniti nella Cattedrale del “Sacro Cuore di Gesù” a Skopje. Il porporato ha elogiato la piccola comunità cattolica, appena 20 mila fedeli, definendola “piena di vita e dinamismo” e incoraggiandola a proseguire sulla via “del dialogo ecumenico e interreligioso”. Parlando in precedenza al clero e ai religiosi, il segretario di Stato li ha invitati ad essere testimoni coraggiosi, Chiesa in uscita come esorta Papa Francesco, diventando “testimoni credibili” per la società macedone.

(Da Radio Vaticana)