Parolin: Francesco in Messico, pellegrino di pace e di speranza

2016-02-11 Radio Vaticana

La misericordia, la giustizia e la pace, così come le migrazioni, la violenza e la criminalità: il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin mette a fuoco - in una intervista al Centro Televisivo Vaticano - quelli che saranno i temi al centro del viaggio di Papa Francesco in Messico. Infine, un commento all'incontro tra il Papa e il Patriarca Kirill a Cuba. Ascoltiamo il porporato al microfono di Barbara Castelli:

R. – Saranno prima di tutto i temi caratteristici di tutti i viaggi del Santo Padre, direi ancora di più: caratteristici, tipici del suo Pontificato, come il tema della misericordia, certamente, il tema della giustizia, il tema della pace, il tema della speranza. Poi, il Papa si soffermerà anche su temi che invece sono più propri del Paese che visita, per mettere in luce, per mettere in risalto – ad esempio – la forza della fede di questo popolo, la sua straordinaria cultura, la sua straordinaria devozione mariana, la cultura e la ricchezza, anche, delle popolazioni che lo compongono, a partire dalle popolazioni indigene; e certamente toccherà anche temi più negativi, nel senso dei problemi e delle difficoltà con i quali il Paese deve confrontarsi, come è il tema della criminalità, il tema del narcotraffico, il tema della povertà … Immagino anche che il Papa ritornerà su quelli che sono stati i punti principali del viaggio di Benedetto XVI nel 2012, quando si è molto soffermato sul tema della dignità della persona e della libertà religiosa, tenendo conto che da questo punto di vista il Messico ha avuto anche una storia molto, molto travagliata con la presenza di un forte laicismo che non ha permesso di sviluppare una relazione serena con la Chiesa. In questo senso mi pare anche importante sottolineare che per la prima volta un Papa entrerà nel Palacio Nacional, che è la sede ufficiale dell’autorità politica messicana del presidente della Repubblica.

D. – Papa Francesco stesso annunciò questo viaggio il 12 dicembre scorso, festa liturgica della Vergine di Guadalupe. Disse: “Il 13 febbraio sarò al Santuario per venerarla e affidarle il cammino del popolo americano”. Dunque sarà anche un viaggio fortemente mariano?

R. – Bè, se c’è un viaggio che ha una forte connotazione mariana, una forte dimensione mariana, penso che sia proprio il viaggio in Messico, perché sappiamo tutti come la Madonna di Guadalupe è proprio al centro e nel cuore della storia e della vita dei messicani. Io stesso ho potuto constatare – e lo constatavo sempre con una grande commozione del cuore – quanta venerazione, quanta fiducia, quanto abbandono c’è nella Vergine di Guadalupe, quella che i messicani chiamano la ‘Morenita del Tepeyac’. Io credo che il Papa, in questa dimensione mariana, ripeterà spesso le parole che la Madonna disse a Juan Diego: ‘Perché hai paura? Non sono qui io, che sono tua madre?’. Questo è un messaggio che si rivolge al Messico e che si rivolge a tutta l’America Latina e – possiamo dire – a tutto il mondo, in queste circostanze così difficili e tante volte drammatiche in cui si trova a vivere.

D. - Il motto di questo pellegrinaggio è “Papa Francesco: missionario della misericordia e della pace”. Come si incardina questo viaggio apostolico nell’Anno Santo straordinario che stiamo vivendo?

R. - Mi pare che la presenza del Papa in Messico voglia essere – come dire – un aiuto al Paese, alla Chiesa di quel Paese per riscoprire e vivere, nella vita quotidiana, l’aspetto della misericordia, l’annuncio e la testimonianza della misericordia. Mi pare importante sottolineare che il Papa si incontrerà con tante categorie di persone, per richiamare tutti proprio a questo impegno, a questo compromesso di tradurre la misericordia nella vita quotidiana, a partire dai politici, dai popoli indigeni. Il Papa visiterà poi un carcere, visiterà un ospedale, si rivolgerà alle famiglie, ai giovani, al mondo del lavoro, e – naturalmente – ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. Per tutti sarà veramente un richiamo a essere misericordiosi, come misericordioso è il Padre dei Cieli, che è poi il tema del Giubileo della misericordia.

D. - Papa Francesco tende sempre le proprie braccia verso l’uomo, soprattutto quello in difficoltà. In Messico appunto incontrerà tante forme di disagio. Quali sono oggi le sfide per la Chiesa locale, gli orizzonti di missione?

R. - Senz’altro la sfida di denunciare il male che è presente, alzare la voce – appunto – contro tutti quei fenomeni negativi, a partire dalla corruzione, dal narcotraffico, dalla violenza, dalla criminalità, che impediscono al Paese di procedere speditamente sulla via del progresso materiale e spirituale. E poi di farsi buona samaritana, nei confronti di tante situazioni di persone che soffrono e si trovano in necessità: pensiamo al fenomeno delle migrazioni e all’impatto che ha sulle famiglie, l’impatto disgregatore che ha sulle famiglie. La Chiesa sta facendo molto a questo livello e dovrà continuare a fare molto. E poi rimane sempre il compito principale della Chiesa che è appunto quella di educare le coscienze, nel senso di rendere sensibili di fronte ai fenomeni negativi: per esempio denunciare ed educare contro un’idolatria del denaro, che porta a non rispettare nessun valore, neppure quello della vita umana, e poi – anche e soprattutto – ad annunciare il Vangelo, tenendo conto che questa è la forma migliore per combattere contro tutti questi fenomeni negativi. Mi pare che in questo contesto si collochino l’attività e l’impegno e il compito della Chiesa in Messico.

D. - Papa Francesco – come abbiamo detto – più volte si è pronunciato contro drammi quali la migrazione forzata, il traffico di armi o di droga, anche in sedi internazionali di rilievo, come il discorso pronunciato alle Nazioni Unite. Eppure, tutti i giorni si scrivono pagine di dolore...

R. - Il Papa ci dà un grande esempio: di continuare, di non cedere, di non arrendersi di fronte al male, che pur continua a diffondersi e a far sentire i suoi effetti nel mondo di oggi. Io vorrei sottolineare una cosa, utilizzando l’immagine che ho già usato per la Chiesa: il Papa si china come un buon samaritano su queste piaghe. Non è tanto una denuncia, quanto un prendersi a cuore queste situazioni negative e invitare le persone a lottare contro questi fenomeni e soprattutto a cambiare il cuore. Questo quindi è un atteggiamento sempre di misericordia: non per giustificare – evidentemente – il male, ma per cambiare i cuori e per lottare contro il male. E certamente il Papa metterà poi in rilievo – e questa sarà una cosa bella – anche tutte le ricchezze del Messico, che sono tante. Veramente chi ha vissuto in Messico può dire che si tratta di un Paese – oserei dire – meraviglioso, con una varietà e una ricchezza di cultura, di popolazione, di risorse, che è veramente grande. E quindi, proprio sulla base di tutti questi doni che il Messico ha ricevuto dal Signore, può trovare anche il coraggio e la strada per affrontare e combattere i mali, per progredire sempre più verso traguardi di progresso e di benessere per tutti.

D. - Un segno di grande speranza sicuramente è l’annuncio di venerdì scorso, sull’incontro a Cuba tra Papa Francesco e il patriarca Kirill...

R. - Il fatto che il Papa e il Patriarca di tutte le Russie si incontrino è un grande segno di speranza. E’ veramente un momento che dà coraggio, che dà animo per continuare, cercare di costruire sempre più dei rapporti di intesa, di incontro, di dialogo: i temi sui quali il Papa insiste tanto. Anche questo incontro si colloca – da parte del Papa e sicuramente anche da parte del Patriarca – proprio in questa volontà di intesa e di incontro, in modo tale da contribuire insieme sia al cammino ecumenico – questo incontro avrà sicuramente un grande impatto sul cammino ecumenico – sia al livello più generale del mondo e della società attuale. Quindi, lo guardiamo veramente con una grande speranza e soprattutto lo affidiamo alla preghiera, perché possa essere efficace nel senso che indicavo.

(Da Radio Vaticana)