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Parolin a Skopje: umiliante che Europa chiuda porte ai migranti

2016-03-18 Radio Vaticana

Per risolvere la crisi dei migranti  dobbiamo guardare a loro come persone in disagio, donne, bambini e anziani, bisognose di aiuto. Così il card. segretario di Stato Vaticano Parolin dopo l’incontro a Skopje con il premier macedone Dimitriev. In seguito alla chiusura della rotta balcanica  la Macedonia ha chiuso la frontiera per i profughi privi di documenti. Per il porporato  “ per arrivare ad una soluzione umana e giusta è necessario il dialogo tra paesi di origine, di transito e  di destinazione": Questa mattina invece inaugurando la nuova residenza vescovile e centro pastorale della diocesi di Skopje e dell’Esarcato Apostolico il segretario di Stato Vaticano ha rilevato: "di fronte al “grave dramma” di tanti emigranti, “dovremmo sentire umiliante dover chiudere le porte, quasi che il diritto umanitario, conquista faticosa della nostra Europa, non trovi più posto”.  Il porporato ha messo l’accento sulla fraternità e la collaborazione volenterosa che il popolo macedone che ha saputo costruire “al di là di ogni barriera culturale e religiosa”.

Sollecitudine verso i più poveri, seguire esempio di Madre Teresa
Il cardinale Parolin ha, quindi, assicurato che la Chiesa “vuole collaborare ad alleviare” le sofferenze dei più bisognosi ed ha rammentato che una figlia di Skopje, Madre Teresa di Calcutta, “è stata protagonista straordinaria della sollecitudine della Chiesa per le sofferenze e dell’uomo, con il suo inesauribile impegno verso i più poveri, nell’apertura di spirito e di cuore a uomini e donne di ogni razza e nazionalità”.

Promuovere dialogo tra Chiesa e società
Il porporato ha dunque riecheggiato Papa Francesco per ribadire che l’Europa necessita di maggiore audacia e solidarietà e di meno individualismo nell’affrontare l’emergenza dei migranti. Il segretario di Stato vaticano ha, infine, auspicato che la nuova residenza vescovile di Skopje sia “un luogo di accoglienza”, “un polo d’incontro fra la comunità cattolica e le altre comunità religiose, fra la Chiesa e la società” in ascolto “delle domande profonde e inquietanti che ci vengono dalla società e dalle periferie”.

(Da Radio Vaticana)