Papa sceglie cardinale Bassetti per le meditazioni della Via Crucis

2016-02-26 Radio Vaticana

Papa Francesco ha scelto il cardinale Gualtiero Bassetti per le meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo che si svolgerà al Colosseo il 25 marzo prossimo. L'arcivescovo di Perugia ha sviluppato nelle 14 stazioni il tema della sofferenza dell’uomo di oggi, della famiglia e delle persecuzioni, sul filo conduttore dell’amore e del perdono. Tiziana Campisi lo ha intervistato:

R. – La Via Crucis è quella tradizionale, che si innesta sulla meditazione sulla Parola di Dio con una riflessione attenta anche su quanto sta avvenendo nel mondo, soprattutto nei luoghi in cui si soffre per la guerra, la povertà e dove viene violata anche quotidianamente la dignità della persona umana, perché Gesù vive la sua passione personalmente, però la rivive anche nell'umanità. In questa Via Crucis mi sono ispirato a un’opera di un autore molto caro all’Umbria: è il Perugino. Una scena bellissima del Perugino la ricordo nel Monastero di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, dove c’è questa unione alla Passione di Gesù profonda, un’armonia fra la passione dell’uomo e la Passione di Cristo. E poi, per illustrare tutti i contenuti della Via Crucis, ho scelto delle formelle molto belle, che sono qui, nel Seminario di Perugia, in ceramica, degli Anni Trenta. La meditazione è sulle tradizionali stazioni della Via Crucis, però voglio fare anche dei riferimenti al tempo presente, che purtroppo non è privo di croci. Quindi ho cercato di leggere il dolore proprio alla luce del grande amore di Dio per l’umanità, perché altrimenti il dolore non ha senso. Il dolore si può leggere solo alla luce dell’amore di Dio. E nell’Anno della Misericordia è chiaro che l’orizzonte della mia Via Crucis non può essere che quello dell’amore e del perdono.

D. – Quali temi in particolare ha sviluppato nelle 14 stazioni?

R. – La famiglia, infatti, la IV stazione è quella in cui Gesù incontra sua Madre, è stata per me di una intensità unica, quindi, accanto al dramma di Maria il dramma delle nostre famiglie, le situazioni delle nostre famiglie e poi i giovani, il lavoro - sono anche i temi che mi stanno particolarmente a cuore, che certamente ho “spalmato” durante la Via Crucis - i piccoli e grandi drammi degli uomini di oggi, della Chiesa stessa che anch’essa ha bisogno continuamente di purificazione e riconciliazione.

D. – A quali riflessioni vuole indurre il fedele?

R. – Proprio sul fatto che il dramma della Passione di Cristo è vicino al dramma della passione dell’uomo di oggi e che quindi i grandi drammi dell’umanità e della Chiesa hanno bisogno di purificazione e riconciliazione. In fondo, la Passione e la morte di Gesù sono la nostra riconciliazione con Dio. Però, di questa riconciliazione ne abbiamo bisogno personalmente, ma ne ha bisogno anche l’umanità e la Chiesa. Pensiamo anche alla situazione drammatica dei giovani di oggi che stanno perdendo il senso della vita e questo porta anche a drammi, a insicurezze; la stessa precarietà economica; il dover lasciare la propria terra a causa della guerra e della miseria. Ho cercato, alla luce della “Misericordiae vultus”, della Lettera del Papa con cui ha indetto l’Anno Santo, di riepilogare nella Passione di Gesù anche la passione della Chiesa, degli uomini, del mondo, anche con una particolare riflessione sui cristiani perseguitati, perché meditando la morte di Gesù in Croce non si può non fare riferimento alla persecuzione dei cristiani nel mondo contemporaneo. E in questo senso, purtroppo, in alcune zone della Terra, tanti nostri fratelli stanno vivendo nella propria carne questa passione. I martiri del XXI secolo sono indubbiamente gli apostoli di oggi, e come dice giustamente il Santo Padre, quando ti uccidono per odio a Cristo, mica ti domandano se sei cattolico o protestante o ortodosso. E’ proprio in odio alla fede che tu testimoni, che tu esprimi.  Mi sembra che con quello che stiamo vivendo oggi, con l’Anno della Misericordia - questo grande Giubileo - e con tutto l’insegnamento che ci viene anche dai viaggi del Santo Padre, non manchi il materiale per una meditazione abbondante su temi della Via Crucis.

D. – Quali stazioni l’hanno toccata personalmente?

R. – Ho fatto un riferimento alla IV stazione, alla famiglia. E poi sicuramente c’è la stazione della morte in Croce che cercherò di commentare anche con una breve poesia di Turoldo, dove c’è l’assoluta solitudine di Gesù, l’abbandono del Padre, quando veramente ha preso su di sé il dramma di tutta l’umanità. E quello che tutti ci colpisce di più è che Gesù è salito sulla Croce perché ci è voluto salire - e avrebbe potuto evitarlo - e non è disceso dalla Croce e sarebbe potuto discendere, perché era il Figlio di Dio. E quindi è chiaro che la riflessione sulla morte di Gesù rimane sempre il fatto più profondo del cristianesimo, unito – naturalmente – alla Pasqua di Resurrezione.

D. – C’è un messaggio sintetico che vuole dare attraverso la sua Via Crucis?

R. – La Via Crucis di Gesù Cristo mi sembra che quest’anno sia particolarmente la Via Crucis degli uomini, per un motivo o per un altro; ma tutto viene poi concentrato nella luce della Pasqua di Resurrezione: questo è il grande messaggio di speranza che continuiamo a portare. Cristo è morto ed è risorto per la salvezza nostra e del mondo intero.

(Da Radio Vaticana)