Papa prega per vittime attentato Istanbul e conversione dei violenti

2016-01-13 Radio Vaticana

Al termine dell'udienza generale, il pensiero e la preghiera di Papa Francesco sono andati alle vittime del sanguinoso attentato di ieri a Istanbul. Ricordiamo che un attentatore suicida di origine siriana si è fatto saltare in aria a Sultanahmet, zona turistica vicina alla Moschea Blu, uccidendo 10 stranieri, tra cui almeno 8 tedeschi, e ferendo altre 15 persone. Ascoltiamo le parole del Pontefice nel servizio di Giancarlo La Vella:

“Vi invito a pregare per le vittime dell’attentato avvenuto ieri a Istanbul. Che il Signore, il Misericordioso, dia pace eterna ai defunti, conforto ai familiari, fermezza solidale all’intera società, e converta i cuori dei violenti”.

Papa Francesco è profondamente scosso per quanto avvenuto a Istanbul. Anche l’intera Turchia appare turbata di fronte alla ferocia del terrorismo marcato Is, che ancora una volta ha duramente colpito il Paese, e reagisce col pugno duro. La polizia ha fermato tre cittadini russi nella provincia meridionale di Antalya per sospetti legami con il califfato. Secondo l'agenzia Anadolu, sarebbero accusati di aver fornito supporti logistici ai jihadisti. Tra ieri e oggi sono una settantina i sospetti membri del sedicente Stato Islamico arrestati dalla polizia turca. Su quanto accaduto abbiamo sentito l’arcivescovo Ruggero Franceschini, per oltre 30 anni in Turchia:

R. – Io leggo quest'episodio con grande tristezza. Mi dispiace molto, perché questi non sono i metodi per potere instaurare un minimo di convivenza. Ma quelli non sono i turchi, i turchi sono il popolo e io ho provato che è possibile instaurare un dialogo. Bisogna cercare delle intese, perché nella mia lunga esperienza in Turchia ho vissuto degli scontri, però ho vissuto anche degli incontri. Io credo che questo sia possibile, ma bisogna volerlo, anche se ora ci sono fabbricanti di armi che hanno il potere, non sono più i presidenti, ma i fabbricanti di armi… Noi siamo missionari lì, ma siamo missionari di pace. Poi il resto viene da sé. E’ il popolo vecchio che non riesce a superare queste incomprensioni. I giovani invece vanno volentieri insieme.

(Da Radio Vaticana)