Papa: potenti servano bene comune, prepotenti chiedano perdono

2016-02-24 Radio Vaticana

Chi detiene potere e ricchezza li gestisca a servizio del bene comune e chi li usa come mezzo di sopraffazione e di sfruttamento abbia il coraggio di pentirsi e cambiare vita. È la sostanza della catechesi di Papa Francesco all’udienza generale del mercoledì, tenuta in Piazza San Pietro. Dio, ha detto il Papa, “è più grande” dei “giochi sporchi fatti dagli essere umani” e non nega il perdono a chi glielo chiede. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La medaglia che brilla con la sua faccia luminosa – il potere vissuto come servizio – e il suo rovescio, temibile e crudele, il potere arrogante “che diventa dominio e sopraffazione”, anche violenta.

Strumenti di giustizia o corruzione
Davanti alle circa 30 mila persone radunate in una soleggiata Piazza San Pietro, Papa Francesco spiega un aspetto della misericordia divina mettendolo a confronto con un dilemma antico quanto il mondo, quello dell’autorità esercitata per il bene di tutti o a vantaggio di qualche privata avidità:

“La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte”.

Un’antica storia attuale
Per spiegare questo assunto, Francesco attinge dalla Bibbia una storia emblematica di malaffare, violenza e pentimento. Il re d’Israele Acab ha messo gli occhi sul pezzo di vigna che confina col palazzo reale, di proprietà di un certo Nabot, che però rifiuta di cedergliela perché all’epoca, spiega il Papa, la proprietà della terra era considerata praticamente “inalienabile”. A soddisfare “il desiderio di possesso” del re frustrato ci pensa sua moglie, Gezabele, che ordisce una campagna pubblica di calunnie contro Nabot, che così viene condannato a morte. La sua terra adesso è tutta per il re:

“E questa non è una storia di altri tempi! È anche una storia d’oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con il minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti che vogliono più e più e più!”.

La misericordia guarisce le ferite
“Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia”, osserva Francesco. Che racconta anche la fine della storia. Il re Acab, “messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono”:

“Che bello sarebbe che i potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso! Il Signore accetta il suo pentimento; tuttavia, un innocente è stato ucciso e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze. Il male compiuto infatti lascia le sue tracce dolorose e la storia degli uomini ne porta le ferite (…) La misericordia può guarire le ferite e può cambiare la storia”.

La tentazione dei privilegi
Guardiamo a Cristo, conclude Francesco, re che ha per trono “la croce”, “un re che non uccide, ma al contrario dà la vita”. E il suo esempio, soggiunge parlando ai pellegrini di lingua polacca, sia di stimolo per scrutarci nel cuore:

“Nel cammino quaresimale dell’Anno della Misericordia, facciamo l’esame di coscienza e domandiamoci quanto nel nostro modo di pensare, di valutare e di agire influisce la tentazione di abusare del potere sugli altri o di approfittare dei privilegi”.

Tra i saluti finali ai gruppi in Piazza, il Papa ne ha rivolto uno in particolare ai vescovi amici del Movimento dei Focolari, riuniti per l’annuale convegno, alla Comunità Giovanni XXIII con il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi e agli ex-operai della Videocon di Anagni.

(Da Radio Vaticana)