Papa: Padre Pio, "carezza" della misericordia di Dio per tutti

2016-02-06 Radio Vaticana

Il mondo “ha bisogno come il pane” della misericordia di Dio, quella misericordia di cui San Pio da Pietrelcina fu un tale “servitore” da diventare per milioni di persone una “carezza vivente del Padre”. Lo ha affermato Papa Francesco alle decine di migliaia di persone appartenenti ai gruppi di preghiera di Padre Pio, giunte da molte parti del mondo all’udienza in Piazza San Pietro. Siate, ha detto loro Francesco, delle “centrali di misericordia” che provvedano “l’energia dell’amore” alla Chiesa e al mondo. Il Papa si è poi recato, nel primo pomeriggio, nella Basilica Vaticana per venerare le spoglie dei santi Pio da Pietrelcina e Leopoldo Mandić. Francesco si è soffermato per mezz’ora circa tra i banchi della Basilica per un momento di preghiera, insieme a Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Successivamente, il Santo Padre si è unito agli altri fedeli che recitavano il Santo Rosario e, prima di lasciare la Basilica, ha salutato i fedeli e alcuni religiosi presenti. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Non ha girato il mondo, perché per lui il mondo aveva le dimensioni di un confessionale e perché era il mondo che girava e continua a girare attorno a lui, a quasi 50 anni dalla sua morte, per gustare l’impagabile gioia di sentire la propria anima riappacificata con Dio. Perché lui, di Dio, era la “carezza”.

Il profumo del perdono
Il Papa trova una espressione dolcissima, e in piena sintonia con il Giubileo, per ridire ciò che di San Pio da Pietrelcina si conosce anche dove spesso non si sa nient’altro della Chiesa. Davanti a Francesco si para una Piazza San Pietro affollata da 80 mila devoti del frate cappuccino provenienti da mille posti. Fra loro il Papa gira a lungo in papamobile prima di salire sul sagrato e porre in risalto il perché del grande amore che attornia Padre Pio. Vi ha aiutato, afferma, a scoprire e sperimentare “la bellezza del perdono”, una “scienza – dice – che dobbiamo imparare tutti i giorni”:

“Possiamo proprio dire che Padre Pio è stato un servitore della misericordia. Lo è stato a tempo pieno, praticando, talvolta fino allo sfinimento, ‘l’apostolato dell’ascolto’. E’ diventato, attraverso il ministero della Confessione, una carezza vivente del Padre, che guarisce le ferite del peccato e rinfranca il cuore con la pace. San Pio non si è mai stancato di accogliere le persone e di ascoltarle, di spendere tempo e forze per diffondere il profumo del perdono del Signore”.

Chi prega non fa affari
La forza per vivere quel suo ministero speciale, ricorda il Papa, Padre Pio la traeva da una intensissima vita interiore, contagiosa al punto tale da suscitare quei “gruppi di preghiera” che il frate amava chiamare “vivai di fede”, “focolai d’amore”. Perché “la preghiera – ribadisce Francesco citando Padre Pio – è forza che muove il mondo”:

“La preghiera, allora, non è una buona pratica per mettersi un po’ di pace nel cuore; e nemmeno un mezzo devoto per ottenere da Dio quel che ci serve. Se fosse così, sarebbe mossa da un sottile egoismo. 'Ma io prego per star bene, come se prendessi un’aspirina': no, non è così. Io prego per ottenere questo: ma questo è fare un affare. Non è così. La preghiera è un’altra cosa. E’ un’altra cosa. La preghiera, invece, è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio”.

La preghiera fa miracoli
Francesco trova altre espressioni per incidere a fondo in chi lo ascolta la potenza della preghiera. È “una chiave che apre il cuore di Dio”, una “chiave facile”, “comune”, perché – sostiene – “il cuore di Dio non è blindato con tanti mezzi di sicurezza”, perché, semplicemente, è “un cuore di padre”. E dunque…

“… i gruppi di preghiera siano delle 'centrali di misericordia': centrali sempre aperte e attive, che con la potenza umile della preghiera provvedano la luce di Dio al mondo e l’energia dell’amore alla Chiesa. (…) Siate sempre apostoli gioiosi della preghiera! La preghiera fa dei miracoli. L’Apostolato della preghiera fa miracoli”.

Accanto ai malati
Se i gruppi di preghiera di Padre Pio sono la misericordia spirituale fatta persona, la “Casa Sollievo della Sofferenza” – polo sanitario di eccellenza non solo pugliese – da 60 anni incarna l’opera di misericordia corporale, che Francesco definisce “straordinaria” per effetto del preciso approccio ai malati che indusse Padre Pio a volere un ospedale:

“Curare la malattia, ma prendersi cura del malato. Può succedere che, mentre si medicano le ferite del corpo, si aggravino le ferite dell’anima, che sono più lente e spesso difficili da sanare. Anche i moribondi, a volte apparentemente incoscienti, partecipano alla preghiera fatta con fede vicino a loro, e si affidano a Dio”.

“Voglio venire da Padre Pio”
E questa considerazione riporta alla mente del Papa il ricordo di un suo amico prete, costretto in coma da molto tempo. Un doloroso stato di incoscienza e un nodo complesso dal punto di vista medico, che un giorno si sciolse grazie all’intervento di un altro sacerdote che riuscì a comunicare col malato invitandolo ad affidarsi serenamente a Dio:

“Tanta gente ha bisogno, tanti malati che si litigano parole, che si diano carezze, che diano loro forza per portare avanti la malattia o andare all’incontro con il Signore: hanno bisogno di essere aiutati a fidarsi del Signore. Sono tanto grato a voi e a quanti servono gli ammalati con competenza, amore e fede viva”.

Le ultime parole di Francesco sono un saluto che si trasforma in un invito. “Chiunque venga nella vostra bella terra” – e “io - dice - ho voglia di andarci – possa “trovare anche in voi un riflesso della luce del Cielo”.

(Da Radio Vaticana)