Papa: non tutto ciò che è tecnicamente possibile, è eticamente accettabile

2017-11-18 Radio Vaticana

di Emanuela Campanile

La questione antropologica al centro dell’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, con l’obiettivo di comprendere le linee future di sviluppo della scienza e della tecnica. I partecipanti sono stati ricevuti stamani dal Papa in udienza in Vaticano. 

Tra gli argomenti di discussione, la medicina e la genetica, le neuroscienze e, infine i progressi incredibili delle macchine autonome e pensanti. Temi che, chiarisce Papa Francesco all’inizio del suo discorso, non solo “inducono alcuni a pensare che ci troviamo” “quasi all’alba di una nuova era e alla nascita di un nuovo essere umano, superiore a quello che abbiamo conosciuto finora”, ma che pongono “grandi e gravi” interrogativi.

Riprendendo la domanda sull’essere umano, espressa nel Salmo 8: «Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?», Papa Francesco ricorda la risposta antropologica “che si delinea già nella Genesi e percorre tutta la Rivelazione, sviluppandosi attorno agli elementi fondamentali della relazione e della libertà”.

La relazione - prosegue infatti il Pontefice -  si dirama secondo una triplice dimensione: verso la materia, la terra e gli animali; verso la trascendenza divina; verso gli altri esseri umani. La libertà si esprime nell’autonomia – naturalmente relativa – e nelle scelte morali.

Francesco aggiunge, a riguardo, un’ulteriore considerazione: “Questo impianto fondamentale ha retto per secoli il pensiero di gran parte dell’umanità e conserva ancora oggi la sua validità. Ma, nello stesso tempo - sottolinea - oggi ci rendiamo conto che i grandi principi e i concetti fondamentali dell’antropologia sono non di rado messi in questione anche sulla base di una maggiore consapevolezza della complessità della condizione umana ed esigono un approfondimento ulteriore”.

Considerando l’antropologia come “orizzonte fluido, mutevole, in virtù dei cambiamenti socio-economici, degli spostamenti di popolazioni e dei relativi confronti interculturali, ma anche del diffondersi di una cultura globale e, soprattutto, delle incredibili scoperte della scienza e della tecnica”, il Santo Padre delinea alcuni punti fondamentali per rispondere alle sfide di questo nostro tempo partendo, prima di tutto, “dall’ apprezzamento delle scienze”, che “trova il suo fondamento ultimo nel progetto di Dio che «ci ha scelti prima della creazione del mondo […] predestinandoci ad essere suoi figli adottivi» (Ef 1,3-5) e che ci ha affidato la cura del creato: «coltivare e custodire» la terra (cfr Gen 2,15). Proprio perché l’uomo – prosegue - è immagine e somiglianza di un Dio che ha creato il mondo per amore, la cura dell’intera creazione deve seguire la logica della gratuità e dell’amore, del servizio, e non quella del dominio e della prepotenza”.

Fondamentale, avverte ancora Francesco, “attingere ai tesori di sapienza conservati nelle tradizioni religiose, alla saggezza popolare, alla letteratura e alle arti, che toccano in profondità il mistero dell’esistenza umana, senza dimenticare, anzi riscoprendo quelli contenuti nella filosofia e nella teologia”.

Ma per evitare la “tragica divisione” “tra la cultura umanistico-letteraria-teologica e quella scientifica”, “e incoraggiare un maggiore dialogo anche tra la Chiesa, comunità dei credenti, e la comunità scientifica”, il Papa fa riferimento alla Laudato si', richiamandosi alla “necessità impellente dell’umanesimo”.

A questo, aggiunge e ricorda anche due grandi principi che la Chiesa offre per la realizzazione di questo dialogo: la centralità della persona umana e la destinazione universale dei beni. “Il progresso scientifico e tecnologico  - spiega ancora - serve al bene di tutta l’umanità e i suoi benefici non possono andare a vantaggio soltanto di pochi. In tal modo, si eviterà che il futuro aggiunga nuove disuguaglianze basate sulla conoscenza, e aumenti il divario tra ricchi e poveri”.

Altro principio “sempre valido”, conclude Francesco, è che “non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è perciò stesso eticamente accettabile”.

(Da Radio Vaticana)