Papa Luciani, Pontificato tra umiltà e dolcezza

2017-11-09 Radio Vaticana

di Amedeo Lomonaco

Il cardinale Albino Luciani viene eletto Papa il 26 agosto del 1978. Il giorno successivo, spiega la scelta del nome. E con queste parole si rivolge ai fedeli, riuniti in piazza San Pietro, ricordando quello che è successo il giorno prima:

 “Ieri mattina io sono andato alla Sistina a votare tranquillamente. Mai avrei immaginato quello che stava per succedere… Io non ho né la sapientia cordis di Papa Giovanni, né la preparazione e la cultura di Papa Paolo, però sono al loro posto, devo cercare di servire la Chiesa. Spero che mi aiuterete con le vostre preghiere”.

Il 3 settembre del 1978 presiede la Santa Messa per l’inizio del ministero petrino. “Con attonita e comprensibile trepidazione, ma anche con immensa fiducia nella potente grazia di Dio e nella ardente preghiera della Chiesa – afferma il Pontefice - abbiamo accettato di diventare il Successore di Pietro nella sede di Roma, assumendo il ‘giogo’, che Cristo ha voluto porre sulle nostre fragili spalle”. La prima udienza generale, il 6 settembre 1978, è dedicata all’umiltà. Sottolinea che “la carità è l'anima della giustizia”:

 “Bisogna voler bene al prossimo, il Signore ce l’ha raccomandato tanto. Io raccomando sempre non solo le grandi carità, ma le piccole carità”.

Durante la prima udienza generale, il Papa chiama inoltre un chierichetto per far capire il senso dell’essere umili:

"Senti, sei mai stato ammalato tu? Il bambino: No. Mai? Mai stato ammalato? Neanche una febbre? Che fortunato! Quando un bambino è ammalato, chi è che gli porta  un po’ di brodo, un po’ di medicina? E’ la mamma? Ecco, dopo tu diventi grande e la mamma diventa vecchia, tu diventi un gran signore e la mamma poveretta sarà a letto ammalata. E allora chi è che porterà alla mamma un po’ di latte, la medicina, che farà una visita, chi è? Bravo! Ha detto: Lui e i suoi fratelli, questo mi piace"!

Durante l’Angelus del 10 settembre del 1978, Papa Giovanni Paolo I afferma che “siamo oggetto da parte di Dio di un amore intramontabile”. “Dio è papà”. Più ancora – aggiunge – “è madre”:

“Ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. E’ papà; più ancora è madre. Non vuol farci del male; vuol farci solo del bene, a tutti”.

Il 13 settembre 1978, incentrando l’udienza generale sulla fede, recita una poesia di Trilussa:

“Quella vecchietta ceca, che incontrai / la sera che mi spersi in mezzo ar bosco, / me disse: - se la strada nun la sai / te ciaccompagno io, che la conosco. / Se ciai la forza de venimme appresso / de tanto in tanto te darò na voce, / fino là in fonno, dove c'è un cipresso, / fino là in cima, dove c'è una croce. / Io risposi: Sarà... ma trovo strano / che me possa guidà chi nun ce vede... / La ceca, allora, me pijò la mano / e sospirò: - Cammina -. Era la fede”.

Poesia “graziosa”, ma “difettosa” – spiega Papa Luciani – da un punto di vista teologico. “Difettosa – sottolinea - perché quando si tratta di fede, il grande regista è Dio”:

“Gesù ha detto: nessuno viene a me se il Padre mio non lo attira… Ecco che cosa è la fede: arrendersi a Dio, ma trasformando la propria vita. Cosa non sempre facile”.

All’Angelus del 17 settembre 1978 ricorda agli alunni delle elementari la figura di Pinocchio: “non quello – precisa il Pontefice - che un giorno marinò la scuola per andare a vedere i burattini; ma quell'altro, il Pinocchio che prese il gusto alla scuola, tanto che durante l'intero anno scolastico, ogni giorno, in classe, fu il primo ad entrare e l'ultimo ad uscire”. La terza udienza generale, il 20 settembre 1978, è dedicata alla speranza, definita una virtù “obbligatoria per ogni cristiano”. L ’Angelus del 24 settembre 1978, è l’ultimo. Esorta ad essere buoni:

“La gente talvolta dice: ‘Siamo in una società tutta guasta, tutta disonesta’. Questo non è vero. Ci sono tanti buoni ancora, tanti onesti. Piuttosto, che cosa fare per migliorare la società? Io direi: ciascuno di noi cerchi lui di essere buono e di contagiare gli altri con una bontà tutta intrisa della mansuetudine e dell’amore insegnato da Cristo”.

Nella quarta e ultima udienza generale del 27 settembre 1978, il giorno prima della morte, cita alcuni passaggi dell’enciclica di Paolo VI “Populorum progressio” e si sofferma, tra l’altro, sul concetto di proprietà privata:

“Il grande Papa Paolo VI dice anche nella 'Populorum progressio' che la proprietà privata per nessuno è un diritto inalienabile ed assoluto. Nessuno ha la prerogativa di poter usare esclusivamente dei beni in suo vantaggio oltre il bisogno, quando ci sono quelli che muoiono per non aver niente. Alla luce di queste parole non solo le nazioni ma anche noi privati, specialmente noi di Chiesa, dobbiamo chiederci: Abbiamo veramente compiuto il progetto di Gesù che ha detto: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso?”

Durante l’ultima udienza generale, Papa Luciani invita anche un bambino, Daniele - che frequenta la quinta elementare - a rispondere ad alcune sue domande:

“Che classe fai? Daniele: La V elementare. Il Papa: Tu vuoi stare sempre in quinta elementare o il prossimo anno vuoi un’altra classe? Daniele: Per me è uguale, però vorrei restare in quinta perché altrimenti quando vado in prima media lascio la mia maestra. Il Papa: Allora, stai sempre in quinta o vuoi andare in prima media? Daniele: Voglio stare sempre in quinta! Il Papa: Ho detto prima, non so se sei stato attento, che l’amore a Dio è una specie di viaggio, anche qui bisogna progredire: ‘Signore fa che io ti ami sempre più’ Mai fermarsi. Il Signore ha detto a tutti i cristiani: “Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra. Diventate perfetti come è perfetto il Padre mio che è nei cieli” e quindi mai fermarsi, progredire con l’aiuto di Dio, nell’amore di Dio”.

Questa esortazione a progredire con l’aiuto di Dio è una delle ultime eredità di Giovanni Paolo I, il “Papa del sorriso”, morto il 28 settembre del 1978. 

Ascolta e scarica il servizio con la voce di Papa Giovanni Paolo I:

(Da Radio Vaticana)