Papa: l'indifferenza verso il povero è corruzione

2017-03-16 Radio Vaticana

Stiamo attenti a non prendere la strada che dal peccato arriva alla corruzione. E’ il monito levato stamani da Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta. Il Papa ha preso spunto dal Vangelo odierno – tratto da Luca – in cui il Signore racconta la parabola del ricco e il povero Lazzaro per sottolineare che anche oggi dobbiamo guardarci dal chiuderci in noi stessi ignorando i poveri e i senzatetto delle nostre città. Il servizio di Alessandro Gisotti:

“Scruta, Dio, il mio cuore. Vedi se percorro la via di menzogna e guidami sulla via della vita”. Papa Francesco ha svolto la sua omelia muovendo dalle parole dell’antifona e, rivolgendo poi l’attenzione al brano del Libro di Geremia, ha evidenziato che “l’uomo che confida nell’uomo, pone nella carne il suo sostegno", cioè nelle cose che lui può gestire, nella vanità, nell’orgoglio, nelle ricchezze e da qui ne deriva un “allontanamento dal Signore”. Francesco rileva “la fecondità dell’uomo che confida nel Signore, e la sterilità dell’uomo che confida in se stesso”, nel potere e nelle ricchezze. “Questa strada – ammonisce – è una strada pericolosa, è una strada scivolosa, quando soltanto mi fido del mio cuore: perché lui è infido, è pericoloso”.

Chi vive nelle ricchezze non vede il povero, il peccato diventa corruzione
“Quando una persona vive nel suo ambiente chiuso – soggiunge il Papa – respira quell’aria propria dei suoi beni, della sua soddisfazione, della vanità, di sentirsi sicuro e si fida soltanto di se stesso, perde l’orientamento, perde la bussola e non sa dove sono i limiti”. E’ proprio quello che succede al ricco di cui parla il Vangelo di Luca, che passava la vita a fare feste e non si curava del povero che stava alla porta della sua casa:

“Lui sapeva chi era quel povero: lo sapeva. Perché poi, quando parla con il padre Abramo, dice: 'Ma inviami Lazzaro': ah, sapeva anche come si chiamava! Ma non gli importava. Era un uomo peccatore? Sì. Ma dal peccato si può andare indietro: si chiede perdono e il Signore perdona. Questo, il cuore lo ha portato su una strada di morte a tal punto che non si può tornare indietro. C’è un punto, c’è un momento, c’è un limite dal quale difficilmente si torna indietro: è quando il peccato si trasforma in corruzione. E questo non era un peccatore, era un corrotto. Perché sapeva delle tante miserie, ma lui era felice lì e non gli importava niente”.

Cosa sentiamo nel cuore quando vediamo un senzatetto per strada?
“Maledetto l’uomo che confida in se stesso, che confida nel suo cuore – sottolinea il Papa richiamando il Salmo 1 - Niente è più infido del cuore, e difficilmente guarisce". Quando tu sei su quella "strada di malattia, difficilmente guarirai”. Di qui il Papa rivolge una domanda a tutti noi:

“Cosa sentiamo nel cuore quando andiamo per strada e vediamo i senzatetto, vediamo i bambini da soli che chiedono l’elemosina … ‘No, ma questi sono di quella etnia che rubano …’, vado avanti, faccio così? I senzatetto, i poveri, quelli abbandonati, anche quelli senzatetto benvestiti, perché non hanno soldi per pagare l’affitto perché non hanno lavoro… cosa sento io? Questo è parte del panorama, del paesaggio di una città, come una statua, la fermata del bus, l’ufficio della posta, e anche i senzatetto sono parte della città? E’ normale, questo? State attenti. Stiamo attenti. Quando queste cose nel nostro cuore risuonano come normali – ‘ma sì, la vita è così … io mangio, bevo, ma per togliermi un po’ di senso di colpa do un offerta e vado avanti’ – la strada non va bene”.

Se il peccatore si pente torna indietro, il corrotto invece è chiuso in se stesso
Il Papa ribadisce la necessità di accorgersi quando siamo sulla strada “scivolosa dal peccato alla corruzione”. “Cosa sento, io – si domanda – quando al telegiornale” vedo che “è caduta una bomba là, su un ospedale, e sono morti tanti bambini”, la “povera gente”. Dico una preghiera e poi continuo a vivere come se niente fosse? “Entra nel mio cuore questo” oppure sono come quel ricco che "il dramma di questo Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani, non entrò mai nel cuore?”. Se fosse così sarei in un “cammino dal peccato alla corruzione”:

“Per questo, chiediamo al Signore: ‘Scruta, o Signore, il mio cuore. Vedi se la mia strada è sbagliata, se io sono su quella strada scivolosa dal peccato alla corruzione, dalla quale non si può tornare indietro’ – abitualmente: il peccatore, se si pente, torna indietro; il corrotto, difficilmente, perché è chiuso in se stesso. ‘Scruta, Signore, il mio cuore’: che sia oggi la preghiera. ‘E fammi capire in quale strada sono, su quale strada sto andando’”.

(Da Radio Vaticana)